Storie Web domenica, Ottobre 25

Youssef Siher, ritenuto il fondatore del “Movimento 17 ottobre”, è stato sottoposto a fermo dalla sezione distrettuale antiterrorismo della Procura di Milano. Il trentenne di origine marocchina, ricercatore italiano di seconda generazione, è considerato dagli inquirenti la “mente” del movimento legato agli scontri avvenuti nei giorni scorsi nel centro del capoluogo lombardo.

Le accuse sono di istigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo e di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”, il nuovo reato introdotto dal decreto sicurezza appena entrato in vigore. Gli viene contestata anche l’istigazione a commettere reati attraverso i social, con l’ipotesi di apologia di uno o più reati. Tra i capi d’accusa figura inoltre il terrorismo, in base all’articolo 270 bis, comma 1, del codice penale, che punisce con la reclusione da sette a quindici anni chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.

Siher è stato trasferito dalla Questura di Milano al carcere dopo un primo interrogatorio. Gli investigatori sarebbero riusciti a rintracciarlo sabato mattina grazie al telefono della moglie, dato che il suo cellulare era spento e non localizzabile.

La donna, 32 anni, di origini libanesi, mediatrice interculturale, è indagata per istigazione a delinquere in concorso con il marito. Secondo gli inquirenti, i due sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram del movimento che ha organizzato le proteste di piazza della scorsa settimana. Nata e cresciuta a Como, dove risulta residente, sui social si definisce “libanese, palestinese e araba di appartenenza”. La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, pur con residenze anagrafiche differenti: lui a Mazzano, nel Bresciano, lei a Como.

Siher e sua moglie erano i soli due che potevano scrivere sulla chat di Telegram “Movimento17 ottobre” e sull’omonimo profilo Instagram. Sarebbero quindi solo loro gli autori del post in cui si davano indicazioni ai manifestanti delle 8 città in cui avevano organizzato le proteste ieri e che non sono mai arrivate per l’intervento della Polizia postale e della Digos. Tra Telegram e Instagram quelle indicazioni sarebbero potute arrivare a 150mila persone: 100milasu Telegram, 50 mila su Instagram.

In corso verifiche su eventuali legami con inchiesta su finanziamenti ad Hamas

Intanto la Procura di Genova sta effettuando verifiche su possibili legami tra Siher e il gruppo arrestato nell’inchiesta della Dda ligure sul presunto finanziamento ad Hamas tramite una rete di associazioni benefiche, che nel dicembre 2025 portò a decine di arresti. Lo apprende l’Adnkronos. Dalle informazioni raccolte, tuttavia, il nome dell’organizzatore e amministratore della chat Telegram e della pagina social del movimento, descritto come politologo e giornalista freelance, non compare nell’indagine chiusa di recente dai magistrati genovesi.

Le ipotesi di saldatura fra il “Movimento 17 ottobre” e gli hacker filorussi di Noname

Dalle indagini telematiche sarebbe emerso un piano coordinato per provocare il maggior danno possibile, sia nelle piazze sia sul fronte informatico, con obiettivi istituzionali da colpire il 24 ottobre. Gli investigatori ipotizzano una saldatura tra gli affiliati al movimento e gli hacker filorussi di “Noname”, già protagonisti in passato e di recente di attacchi ddos, che saturano gli indirizzi web, contro importanti siti istituzionali italiani. Per il comando interforze Intel la minaccia era di livello elevato. Il trentenne è stato fermato da polizia postale e Digos poco prima di comunicare i punti di ritrovo in otto città (Bologna, Milano, Torino, Genova, Firenze, Roma, Padova e Bari). Secondo chi indaga, le proteste puntavano a disordini, violenze e danni a negozi, banche, proprietà private e istituzioni.

Il 23 ottobre, secondo la ricostruzione degli investigatori, “Noname057(16)” e il “Dark Storm Team”, anch’esso filorusso, avevano annunciato sui propri profili il sostegno alle manifestazioni in Italia e in Francia; Telegram ha poi bannato i loro canali. Si sarebbe aggiunta anche la crew sudasiatica “Bd Anonymous”, vicina alla causa pro Pal, che già a febbraio, prima delle Olimpiadi Milano-Cortina, e nel 2023 aveva colpito con attacchi ddos enti italiani: nel suo caso, però, oltre ai messaggi di sostegno non risultano intenzioni offensive verso l’Italia. Sulla pista russa è intervenuto Vladimir Putin, che in un’intervista alla tv di Stato citata dalla Tass ha respinto le accuse sui disordini nei Paesi europei, attribuendole alla debolezza e all’incapacità di alcuni leader di assumersi le proprie responsabilità. Gli analisti che monitorano il web temono che i gruppi di hacker possano riorganizzarsi a breve per colpire soprattutto forze dell’ordine e Difesa, o infrastrutture nazionali come le telecamere di sorveglianza stradale.

Youssef Siher e la moglie scrivevano del caso Ramy: “Narrazione discriminatoria e razzista”

“Una narrazione discriminatoria e razzista” da una parte, lo sfruttamento del conflitto sociale senza “una visione chiara e concreta” dall’altra. È la lettura che Siher e la moglie indagata proponevano del caso di Ramy Elgamlin un contributo a doppia firma pubblicato su Voice Over Foundation, nel quale affrontano il tema del razzismo sistemico e del rapporto tra istituzioni e periferie.  

Nel testo, intitolato ‘Il caso Ramy Elgaml: il fallimento del sistema-Italia’, i due sostengono che la morte del diciannovenne, avvenuta a Milano nel novembre 2024, sia stata utilizzata per alimentare narrazioni contrapposte, senza arrivare a una riflessione sulle cause profonde del disagio sociale. Tra i nodi indicati dagli autori figurano “il divario economico e sociale”, “l’abbandono delle periferie”, “il razzismo sistemico” e “l’uso della forza da parte delle forze dell’ordine”. 

Piantedosi: “30enne fermato vanta contatti con ambienti antagonisti”

“È stato fermato dalla Polizia a Milano un 30enne considerato la presunta ‘mente’ del ‘movimento 17 ottobre’ e del profilo Instagram su cui si organizzavano azioni violente nelle principali città italiane. Si tratta di un 30enne vicino alla galassia pro Pal, che vanta contatti con gli ambienti antagonisti, giornalista free lance che ha collaborato con un noto quotidiano nazionale e con un importante istituto di ricerca”. Lo scrive sui social il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dopo che è stato portato in questura Youssef Siher. “La sua individuazione da parte delle Forze di polizia testimonia le grandi capacità dei nostri investigatori e riafferma un messaggio chiaro e inequivocabile: non saranno possibili zone franche e la risposta dello Stato sarà immediata contro chiunque pensa di poter organizzare aggressioni e rivolte credendo di riuscire a nascondersi dietro un passamontagna o l’anonimato dei social”, conclude il ministro. 

Siher attualmente risulta lavorare da gennaio scorso per Mercor, la startup americana di intelligenza artificiale il cui motto è  ‘organizzare l’intelligenza umana per alimentare l’economia dell’IA’,  come esperto generalista.        

“Contribuisco – si legge ancora sul suo profilo Linkedin – a diversi progetti di etichettatura dei dati, valutazione e addestramento di intelligenze artificiali”. 

Crosetto: “Ideatore M1710 non emarginato ma persona introdotta”

“I miei complimenti al collega Piantedosi ed alla Polizia di Stato, per aver individuato l’ideatore del movimento 17 ottobre. Non un emarginato ma una persona molto introdotta e che aveva avuto molte più occasioni di lavoro e collaborazioni di gran parte dei suoi coetanei. Da quotidiani ad enti pubblici, ha frequentato il gotha dell’intelleghentia italiana. E si sono visti i risultati”. Così in un post su X il ministro della Difesa Guido Crosetto. 

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