Storie Web domenica, Ottobre 25

Matteo Salvini resta saldamente alla guida della Lega, ottenendo dal congresso di Milano la riconferma a segretario federale per la quarta volta grazie al voto favorevole del 76% dei delegati. Forte di questa investitura, l’obiettivo primario del leader leghista è quello di recuperare il consenso perduto e rilanciare il confronto politico con gli alleati di governo, mentre tra i sostenitori in sala c’è già chi ne invoca il ritorno al Viminale. 

Lo stop agli aiuti militari a Kiev 

Il terreno principale su cui si gioca il rilancio del partito è la politica estera, con particolare riferimento al conflitto in Ucraina. Salvini si è fatto approvare per acclamazione dalla platea congressuale un mandato preciso da portare direttamente in Consiglio dei Ministri, ribadendo con fermezza che l’Italia non può più continuare a inviare soldi e armi a Kiev. Secondo il segretario, quattro anni di sostegno basato su armamenti, sanzioni e 90 miliardi di stanziamenti non hanno rappresentato la strada giusta per raggiungere la pace, motivo per cui diventa necessario investire ogni sforzo nella diplomazia. Nel suo intervento, il leader ha inoltre spostato l’attenzione sulle minacce alla sicurezza, sostenendo che il pericolo imminente non è rappresentato dai carri armati russi, bensì dall’Islam politico.

Il dissenso interno e la sfida di Garavaglia 

La linea tracciata dal segretario riconfermato si pone agli antipodi rispetto alla visione proposta dallo sfidante alla segreteria, Massimo Garavaglia. Quest’ultimo, nel corso del suo intervento, ha criticato la deriva verso il nazionalismo e la conseguente perdita di credibilità del partito, dando voce al forte malcontento che attraversa una parte della base e dei dirigenti. Lo scontro tra la corrente dei nordisti e quella dei lealisti resta infatti acceso, con figure che si sono esposte in prima persona, come Massimiliano Romeo, che ora temono il rischio di una epurazione interna.

L’appello diretto a Luca Zaia 

In questo clima di tensione, dirigenti di primo piano come Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia hanno mantenuto un atteggiamento di cauto equilibrismo. Proprio per stanare i cosiddetti malpancisti e compattare il fronte interno, Salvini ha deciso di chiamare in causa direttamente Zaia dal palco, dicendosi certo che saprà dare un contributo concreto nei prossimi mesi per costruire un percorso vincente. Un messaggio chiaro, accompagnato dal commento dei salviniani fedelissimi, secondo i quali è ormai giunto il momento che l’ex governatore ci metta personalmente la faccia.

 

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