Le tensioni militari in Medio Oriente riportano la volatilità sulle materie prime energetiche. Questa mattina il prezzo del petrolio, per la prima volta dal raggiungimento dell’intesa che ora vacilla, è tornato a sfiorare gli 80 dollari al barile per poi ripiegare. Il Brent è scambiato a 77,6 dollari: sale del 2% circa. Mentre il prezzo del gas cresce del 3,7% a 50,4 euro al megawattora.
Di pari passo crolla la propensione al rischio degli investitori. Le borse europee sono deboli, ma comunque in territorio positivo. Milano e Francoforte guadagnano circa lo 0,3%, più contenuti i rialzi di Londra e Parigi.
In scia alle quotazioni del greggio, a Piazza Affari si mette in evidenza Eni (+2%). In verde anche Stellantis (+0,2%) dopo le stime sulle consegne di auto nel secondo trimestre 2026 in aumento del 10% a 1,6 milioni di vetture. Male invece il produttore di semiconduttori Stm (-0,8%), in linea con il pesante rosso registrato dalle piazze asiatiche a causa delle vendite sui titoli tecnologici ad alta valutazione. Il ribasso peggiore è stato quello di Seul -9%, affossata dai produttori di chip per l’intelligenza artificiale come Samsung (-10%) e SK Hynix (-15%).
Si temono così nuovi rialzi dell’inflazione e dei tassi d’interesse. In arrivo domani il dato sui prezzi al consumo negli Stati Uniti a giugno.
Intanto i futures di Wall Street sono in negativo.











