Il governo ha deciso di impugnare la legge sul fine vita del Veneto, la prima regione amministrata dal centrodestra a dare il via libera a “procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”. Lo ha deliberato il Consiglio dei ministri. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini non ha partecipato né alla discussione né alla votazione mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui leghista, si è espresso contro
l’impugnazione, sostenendo che si tratta di una legge ordinamentale che indica solo le linee guida attenendosi alle norme già in vigore. Il provvedimento del Veneto, governato ora dal leghista Alberto Stefani, era stato fortemente voluto dal suo predecessore Luca Zaia.
La reazione di Luca Zaia
“Rispetto pienamente la decisione assunta oggi dal Consiglio dei ministri di impugnare la legge veneta sul fine vita. E’ una prerogativa costituzionale del Governo, che ha il diritto di rivolgersi alla
Consulta quando ritiene che una norma regionale presenti profili di incostituzionalità. Come d’altronde è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in CdM non abbiano partecipato al voto. Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato”. Così il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, commenta la decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge regionale sulle procedure per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, approvata dall’Assemblea legislativa veneta lo scorso 2 settembre con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari. Il Veneto è stata la prima regione di centrodestra a dire sì dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna.












