Storie Web martedì, Maggio 12

E’ arrivata la prima istantanea dell’Hantavirus Andes, che ha viaggiato dall’Argentina all’Europa a bordo della nave da crociera Mv Hondius. La sequenza genetica, ora liberamente accessibile, è relativa al virus isolato dal paziente deceduto in Svizzera, a Zurigo. Risulta simile per il 99% alla sequenza rilevata in Argentina nel 2018 e questo, a un primo esame, indica che il virus conserverebbe ancora la sua fisionomia iniziale, senza avere accumulato molte mutazioni. E’ una buona notizia perché indica che il virus è relativamente stabile, e questo potrebbe rendere meno complesso tracciare le infezioni e, se sarà necessario, mettere a punto eventuali armi per combatterlo.

La conferma degli Ecdc: Il virus non è mutato

«Al momento non ci sono prove che questa variante si diffonda più facilmente o causi una malattia più grave rispetto ad altri Andes virus», è la conferma del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sul focolaio di hantavirus Andes legato alla nave da crociera Hondius. Secondo l’agenzia Ue, il sequenziamento genetico del virus «suggerisce fortemente» che i campioni positivi confermati siano collegati alla stessa fonte originaria di infezione. Le analisi genomiche mostrano inoltre che il virus coinvolto nel focolaio è simile agli Andes virus già noti per circolare in Sud America e «non è una nuova variante». Restano comunque ancora tante domande aperte e una delle principali riguarda i tempi in cui avviene il contagio: conoscerli sarebbe decisivo per un tracciamento efficace e per indicare la durata della quarantena, ma al momento non ci sono risposte definitive.

La prima istantanea del ceppo responsabile dell’epidemia

 Accessibile anche dalla GenBank dei National Institutes of Health degli Stati Uniti, la sequenza è stata caricata sulla piattaforma Virological.org dal Centro nazionale di riferimento svizzero per le infezioni virali emergenti, dagli ospedali universitari di Ginevra e dall’Istituto di virologia medica dell’Università di Zurigo. “È rassicurante notare che le sequenze più simili provengono dall’epidemia del 2018-2019 in Argentina, il che suggerisce che il virus rimanga parte di un lignaggio virale noto, anziché rappresentare un nuovo ceppo altamente divergente”, osserva sulla piattaforma Science Media Centre il virologo Damien Tully della London School of Hygiene & Tropical Medicine. E’ una solo sequenza, aggiunge, ma “fornisce la prima istantanea genetica dettagliata del ceppo responsabile dell’epidemia” e racconta una cosa fondamentale, ossia che in otto anni non sono comparse nuove varianti e indica che “il virus responsabile dell’epidemia sia probabilmente emerso da un singolo lignaggio virale relativamente stabile, piuttosto che da un recente evento di mescolamento tra diversi hantavirus”.

La grande incognita dei tempi di trasmissione

Sulla stessa linea il virologo Piet Maes, dell’Università di Bruxelles e presidente eletto della Hantavirus Society, per il quale è però “importante sottolineare che, sebbene questi risultati genomici non indichino l’emergere di un virus fondamentalmente nuovo, nel caso del ceppo del virus Andes, i soli dati genomici non consentono di distinguere tra acquisizione zoonotica diretta e trasmissione secondaria da uomo a uomo, entrambe ipotesi biologicamente plausibili per il virus Andes”. In ogni Paese, intanto, si stanno predisponendo le misure di quarantena e la grande domanda riguarda i tempi di trasmissione del virus. L’epidemiologo Abraar Karan dell’Università di Stanford, per esempio, scrive su X che “i tempi precisi dell’infettività restano definiti in modo incompleto” e cita una dichiarazione della Società internazionale di ricerca sugli hantavirus (Ish), secondo la quale “sebbene i pazienti sintomatici rappresentino probabilmente il gruppo a più alto rischio, le ricostruzioni dell’epidemia disponibili non supportano affermazioni eccessivamente categoriche secondo cui la trasmissione può verificarsi solo dopo la comparsa di sintomi evidenti”.

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