Storie Web lunedì, Maggio 11

La celiachia ha un volto sempre più femminile. In Italia, il 70% delle diagnosi riguarda le donne: circa due casi su tre. Eppure, per molte la malattia resta invisibile, e si stima che circa 220mila convivano con la celiachia senza saperlo. I sintomi, infatti, non sempre si manifestano a livello intestinale ma spesso sono “non classici” o attribuiti ad altre patologie.

I dati

Secondo i dati del ministero della Salute (Relazione annuale al Parlamento 2024), in Italia sono 279.512 le persone con diagnosi di celiachia: 194.274 donne (70%) e 85.238 uomini (30%), con un rapporto maschi-femmine di 1:2, a conferma della netta prevalenza femminile su tutto il territorio nazionale. Ma il numero reale è molto più alto poiché la celiachia interessa oltre l’1% della popolazione: i casi stimati superano i 600 mila, con oltre 300 mila persone non ancora diagnosticate.

Malattia “camaleonte”

Definita spesso una malattia “camaleonte” per la varietà delle sue manifestazioni, la celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Può insorgere a qualsiasi età e, nelle donne non diagnosticate, si presenta frequentemente con problemi del sistema riproduttivo (infertilità, endometriosi, irregolarità del ciclo, menopausa precoce), anemia o osteoporosi.

Anche la gravidanza può essere esposta a rischi, tra cui aborti spontanei, ritardo di crescita intrauterino, basso peso alla nascita o prematurità. A questi si aggiunge il malassorbimento di nutrienti essenziali, come ferro e acido folico, con possibili conseguenze anche gravi in assenza di una diagnosi tempestiva. Circa un caso su due si presenta con anemia, legata al malassorbimento di ferro e all’infiammazione intestinale, una condizione che colpisce più frequentemente le donne anche per effetto del ciclo mestruale e che può protrarsi a lungo senza una diagnosi precoce.

Più formazione

Aumentare la consapevolezza tra i professionisti della salute è fondamentale per favorire diagnosi tempestive e consentire alle pazienti di intraprendere la dieta senza glutine, oggi unica terapia disponibile, in grado di prevenire complicanze, favorire la remissione dei sintomi e migliorare la qualità della vita. In questo contesto, è essenziale rafforzare la sensibilizzazione e la formazione della classe medica per riconoscere anche le manifestazioni atipiche della malattia.

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