Storie Web mercoledì, Giugno 17

Per anni abbiamo parlato agli smart speaker come si parla a un centralino automatico. Frasi brevi. Comandi precisi. Poca fantasia. Ora Google prova a cambiare le regole del gioco. Il nuovo Google Home Speaker è il primo dispositivo della casa intelligente progettato attorno a Gemini, il modello di intelligenza artificiale che rappresenta il salto generazionale rispetto ai tradizionali assistenti vocali. Non è solo uno speaker. È un’interfaccia conversazionale per la smart home. La differenza è semplice da spiegare. Finora chiedevamo. Lui eseguiva. Adesso dovrebbe anche capire. Su questo terreno la sfida con Alexa

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Dalla sintassi al linguaggio naturale

La rivoluzione è nel software. Gemini for Home trasforma lo speaker in una sorta di interprete domestico. Si possono concatenare più richieste in una sola frase: abbassare le luci, avviare una playlist e impostare un timer senza dover scandire tre comandi distinti. Ancora più interessante è la capacità di gestire relazioni logiche. Ad esempio: “Spegni tutte le luci tranne quella del comodino”. Sembra un dettaglio. Non lo è.

Per anni la smart home è stata una collezione di dispositivi intelligenti costretti a comportarsi come macchine poco intelligenti. L’utente doveva imparare il linguaggio del sistema. Ora è il sistema che prova a imparare quello dell’utente. Anche gli errori diventano tollerabili. Se si cambia idea a metà frase, Gemini ricalcola il significato senza costringere a ricominciare da capo. Un po’ come farebbe una persona durante una conversazione.

Lo speaker che ragiona sul contesto

La novità più interessante è la gestione del contesto. I documenti di Google dicono che se chiediamo che tempo farà durante la prossima partita della nostra squadra preferita, Gemini non cerca soltanto una previsione meteo. Prima individua data e luogo dell’evento. Poi collega le informazioni e restituisce una risposta coerente. È il passaggio dalla ricerca alla comprensione. Un’evoluzione che avvicina gli assistenti vocali a quello che i ricercatori definiscono “reasoning”: la capacità di collegare informazioni diverse per costruire una risposta.

Come è fatto e cosa cambia?

Il rivestimento utilizza una lavorazione tessile tridimensionale che riduce gli scarti di produzione. Almeno il 37% dei materiali impiegati proviene da componenti riciclati.Un nuovo anello luminoso alla base comunica visivamente lo stato del dispositivo: ascolta, elabora, risponde.Sul retro trova posto un dettaglio sempre più importante nell’era dell’intelligenza artificiale: un interruttore fisico che disattiva completamente i tre microfoni a lungo raggio. Una soluzione semplice. Dentro lo speaker lavora un processore Quad-Core Cortex-A55 da 2 GHz affiancato da una NPU, un acceleratore dedicato all’intelligenza artificiale.Tradotto: una parte dell’elaborazione può avvenire direttamente sul dispositivo, riducendo tempi di risposta e dipendenza dal cloud. Sul fronte della connettività troviamo Wi-Fi 6, Bluetooth 5.4 e soprattutto il supporto a Thread 1.3.Per chi non mastica protocolli di rete, Thread è una sorta di lingua franca della casa intelligente. Insieme allo standard Matter permette a dispositivi di produttori diversi di dialogare senza continue traduzioni.In pratica, lo speaker diventa il direttore d’orchestra dell’ecosistema domestico. Grande attenzi0ne al comparto audio. Il nuovo driver full-range da 58 millimetri è circa il doppio rispetto a quello del Nest Mini e offre bassi fino a 2,5 volte più potenti. Chi vuole spingersi oltre può collegare due speaker a Google TV Streamer e costruire un piccolo sistema surround domestico.Non sostituirà un impianto hi-fi dedicato. Ma porta il concetto di home theater in una fascia di prezzo accessibile.

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