Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

A dicembre 2023, il gruppo ha annunciato l’acquisizione della cinese Gracell Biotechnologies per un valore massimo di 1,2 miliardi di dollari, con l’obiettivo di rafforzare le proprie ambizioni nel campo delle terapie cellulari. L’operazione in contanti valuta Gracell, quotata negli Stati Uniti, 2 dollari per azione, più un Contingent value right (Cvr) non negoziabile di 0,30 dollari per azione ordinaria, se vengono raggiunte determinate tappe normative.

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Un discorso a parte, rispetto alle big del pharma, va fatto per Moderna. Fondata nel 2010, la società nel 2020 non aveva alcun farmaco sul mercato, contava un fatturato di 200 milioni e una perdita netta di 747 milioni di dollari. Il vaccino per il Covid ha portato in dote alla società un fatturato da 17,675 miliardi nel 2021 e di 18,435 miliardi nel 2022 e utili rispettivamente per 12 miliardi e 8 miliardi di dollari. I risultati per il 2023 saranno diffusi il prossimo 22 febbraio ma Moderna ha già fatto sapere che le stime sono per vendite a 6 miliardi, stimate in calo a 4 miliardi nel 2024, per poi tornare a crescere nel 2025 grazie alla commercializzazione di nuovi farmaci.

L’avanzamento della ricerrca di Moderna

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La corsa alle acquisizioni

È tempo di M&A per il settore pharma, ma le caratteristiche dei deal non sono più i grandi matrimoni fra i big, quanto piuttosto lo shopping dei grandi gruppi multinazionali in comparti ben precisi. D’altra parte il settore vedrà da qui al 2030 la scadenza di una serie di brevetti su alcuni farmaci fra i più venduti, cosa che permetterà ai competitori di immettere sul mercato i cosiddetti”generici” a prezzi inferiori, intaccando così le vendite dei farmaci di marca. Secondo le stime di EY, le 20 principali aziende farmaceutiche hanno un fatturato di 180 miliardi di dollari a rischio a causa della scadenza dei brevetti da qui al 2028. Molti dei farmaci più importanti in scadenza sono biologici (come ormoni, enzimi, emoderivati, sieri e vaccini, immunoglobuline), tra cui Keytruda di Merck, Stelara di J&J e Opdivo di Bristol Myers Squibb.

A questo si aggiunge la trattativa in corso con il governo degli Stati Uniti, che punta a una riduzione del costo dei farmaci anche del 60% a partire dal 2026 e tenendo conto che il mercato statunitense conta per il 52,3% (dati 2022 di Iqvia) per le vendite a livello globale (contro il 22,4% dell’Europa), la riduzione dei prezzi avrà certamente un impatto sui bilanci dei grandi gruppi farmaceutici. Questi ultimi stanno già correndo ai ripari con rincari dei prezzi per anticipare il taglio, tanto che in gennaio, secondo una ricerca 46Brooklyn Research, negli Usa sono aumentati i prezzi di 910 farmaci di marca in media del 4,7%.

Si torna, quindi, alla necessità di diversificare e soprattutto di acquisire farmaci che siano già a uno stadio di ricerca e approvazione avanzato. La corsa alla conquista delle biofarmaceutiche è già iniziata nel 2023: il valore delle 10 principali operazioni ha toccato i 115,8 miliardi di dollari, superando le somme precedenti del 2022, 2021 e 2020, che ammontavano rispettivamente a 65 miliardi, 53 miliardi e 97 miliardi, secondo i dati Fierce Pharma. Un trend peraltro destinato a confermarsi quest’anno secondo gli analisti, che stimano anche multipli in rialzo considerata la concorrenza fra i grandi gruppi del comparto nel conquistare le prede più ambite.

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