Storie Web lunedì, Agosto 31

Selezionando le imprese che prevedono il versamento dilazionato dei dividendi su due anni consecutivi, si arriva così a stimare che la proposta normativa riguardi 1,696 miliardi di dividendi su base annua. Partendo da un’aliquota media del 19,7%, la relazione tecnica quantifica quindi in 130,3 milioni il maggior gettito ricavabile considerando l’applicazione dell’aliquota del 39% introdotta a titolo di anticipazione dal decreto. Che, va ricordato, modifica in tal senso il Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) introducendo il nuovo articolo 55 bis per mandare a regime l’anticipazione che, quindi, non sembra avere carattere emergenziale.

Minor gettito per 100 milioni

La relazione tecnica si sofferma ovviamente anche sulla sforbiciata temporanea all’accisa sul gasolio da autotrazione al centro del provvedimento appena varato dall’esecutivo per stimare il mancato gettito diretto da accise sul gasolio ordinario che è pari a 66,6 milioni di euro. A questi, chiarisce il documento, vanno però sommate le perdite derivanti dal trascinamento della riduzione sulle aliquote agevolate previste per il gasolio agricolo (-1,1 milioni) e per quello impiegato nei motori fissi (-0,2 milioni). Un ulteriore ammanco di 1,4 milioni deriva poi dai carburanti (biodiesel e gasoli ottenuti da materie prime rinnovabili e di scarto) collegate alle agevolazioni del decreto legislativo 43 del 2025.

Nella stima sono poi inclusi anche gli effetti di cassa derivanti dai rimborsi riconosciuti per il gasolio commerciale (dai taxi alle forze armate): la variazione dell’aliquota genera uno sfasamento temporale, precisa la relazione, tra il versamento dell’imposta piena e il conguaglio, che produce un impatto contabile di -23 milioni sull’accisa, riassorbito poi sul fronte dei rimborsi per 0,2 milioni nel 2026 e per 22,7 milioni nel 2027.

Tenendo poi conto degli effetti indiretti sull’Iva e dei differimenti su Ires e Irap, l’impatto lordo del taglio dell’accisa sul bilancio dello Stato fissa una perdita di 105,6 milioni nel 2026, a fronte di un recupero di 25,4 milioni nel 2027 e di un calo marginale di 1,2 milioni nel 2028. Al netto delle compartecipazioni delle Regioni a statuto speciale, il saldo netto è di -100,3 milioni nel 2026, +25,3 milioni nel 2027 e -1,1 milioni nel 2028.

La stretta sui giochi

La relazione tecnica individua, infine, gli effetti della stretta fiscale sul gioco legale. Da un lato, vengono destinati 2,6 milioni nel 2026 e 25,4 milioni nel 2027 al rifinanziamento del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (Fispe), attingendo alle maggiori entrate garantite dall’articolo 2. Dall’altro, la norma interviene, come detto, sul fronte fiscale per i concessionari del gioco legale quantificando innanzitutto gli investimenti in campagne di comunicazione responsabile contro la ludopatia (stimati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in 3 milioni nel 2026 e 7 milioni nel 2027) come spese di rappresentanza ex articolo 108 del Tuir e soggette quindi a precisi limiti di deducibilità.

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