La scorsa settimana, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato il raddoppio degli acquisti di titoli di Stato Usa, i Treasury. In particolare, il buyback, cioè il riacquisto dei propri titoli, sarà concentrato sulle emissioni a lungo termine, dai dieci anni fino ai trent’anni. L’operazione avrà un ammontare dai 38 ai 58 miliardi di dollari e arriva dopo una fase abbastanza lunga di vendite dei Treasury sul mercato.
In teoria, la manovra è positiva per chi detiene titoli di stato americani, perché acquisti così abbondanti spingerebbero le quotazioni. In effetti, si è visto un aumento dei prezzi dei Treasury e, quindi, a parità di cedole, un calo dei rendimenti finali, per chi resta investito fino alla scadenza delle obbligazioni. Tuttavia l’apprezzamento degli investitori è durato poco e le quotazioni hanno ripreso a scendere con nuove vendite.
Il rovescio della medaglia
La mossa del Tesoro Usa, infatti, è stata interpretata come un segnale d’allarme sul debito Usa, che nei giorni scorsi ha superato i 40mila miliardi di dollari e che, a causa dell’aumento dei rendimenti, diventa sempre più costoso per le casse di Washington. Vista l’accelerazione recente delle emissioni, il tetto massimo stabilito dalla legge si avvicina (a 41mila miliardi di dollari) e per evitare il blocco delle attività statali per mancanza di finanziamenti, come è successo più volte, potrebbe dover essere alzato con un accordo bipartisan e non semplice del Congresso. I riacquisti del Tesoro sono scattati dopo una fase di vendite di titoli di Stato a lunga scadenza: i tassi dei decennali sono arrivati sopra il 4,7% e quelli trentennali oltre il 5,3 per cento.
Cosa fare
Gli esperti già da tempo, anche a causa dei timori di inflazione che fanno alzare i rendimenti (e abbassare i prezzi dei titoli) consigliano di non esporsi troppo sulle lunghe scadenze, soprattutto a quelle delle obbligazioni Usa. «Sebbene il programma di riacquisto possa innescare un rally di breve durata con effetti moderati – afferma Tobias Engl, portfolio manager e fixed income specialist di Acatis Investment -, manteniamo un atteggiamento cauto nei confronti dei titoli del Tesoro statunitensi lungo l’intera curva. Se si considerano gli ultimi vent’anni, i migliori rendimenti corretti per il rischio nei titoli di Stato in valuta forte sono stati ottenuti nella parte centrale della curva, intorno ai quattro-cinque anni. Crediamo che ciò valga ancora oggi».
Viceversa, Engl ritiene che le obbligazioni dell’Eurozona siano più interessanti, perché scontano tassi troppo elevati, considerato il minor surriscaldamento economico dell’Europa e che a partire dal 2027 la politica monetaria potrebbe diventare un vento di coda favorevole piuttosto che contrario. «In sintesi – conclude Engl – meglio mantenere un approccio prudente sulla duration statunitense e aumentare quella in euro, tenendo presente che, in periodi di tensione economica, le obbligazioni di alta qualità svolgono un ruolo importante in un portafoglio ben diversificato».
