Storie Web mercoledì, Ottobre 7

E’ morta Maricarmen Abascal, l’87enne spagnola divenuta il simbolo delle proteste per il diritto alla casa in Spagna. E’ deceduta all’ospedale Gregorio Maranon di Madrid, dov’era ricoverata dallo scorso 23 settembre, dopo lo sfratto coatto e in diretta Tv su una barella dalla sua abitazione nel quartiere del Retiro, dove aveva vissuto per 70 anni. 

La notizia della morte dell’anziana, che per 7 anni aveva affrontato una battaglia giudiziaria contro lo sfratto, è stata diffusa dal Sindicato de Inquilinas, che l’aveva affiancata nella lotta. “Ci duole comunicare che nella giornata odierna è morta Maricarmen”, ha informato in un messaggio sui social. “Lo scorso 23 settembre, come tutti sapete, si era realizzato il suo sgombero e da allora era rimasta in ospedale. Sebbene si è poi stato raggiunto uno storico accordo che le avrebbe permesso di tornare nella sua abitazione, questa soluzione è arrivata troppo tardi”, segnala il sindacato, che definisce lo sfratto dell’anziana “una situazione di assolutamente evitabile, dopo un processo di tortura”.

La lotta giudiziaria di Maricarmen Abascal è stata contro il fondo di investimenti Urbangestión, che acquistò il suo appartamento nel 2018, aumentandole del 250% il canone di affitto. La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso, ha difeso la regolarità dello sfratto, definendolo “uno dei 25.500 sfratti che vengono eseguiti ogni anno in Spagna, da parte della polizia nazionale, che è gestita dal governo, e per ordine giudiziario, in applicazione della legge, che questo esecutivo e i suoi alleati hanno avuto otto anni per modificare e non lo hanno fatto” ha dichiarato polemicamente.

Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha espresso su X condoglianze a familiari e persone care della donna. Nel suo messaggio, manda anche un “abbraccio” a “tutti coloro che oggi sentono questa perdita come propria”, aggiungendo di sentirsi anche lui partecipe di ciò.

“Ho combattuto perché altri difendessero la loro casa”

La Delegazione del governo spagnolo a Madrid ha ordinato un’indagine sull’operato della polizia durante lo sfratto (l’abitazione della donna è al numero 46 di Calle Alcalde Sainz de Baranda, nel quartiere del Retiro), mentre Maricarmen ha diffuso un primo messaggio pubblico: “Non sono riuscita a difendere la mia casa, ma ho combattuto perché altri imparassero a lottare per la propria”.

“La mia casa è stata la mia vita e ora devo lasciarla alle spalle, ma questo non significa che non continui a lottare” ha detto l’anziana, provata dallo sgombero avvenuto dopo anni di vertenze giudiziarie, imposto dalla società di gestione immobiliare Urbangestión. La pensionata, che ha ringraziato i cittadini per l’azione a suo sostegno, afferma: “Quello che voglio è che il problema che abbiamo tutti con i fondi speculativi” immobiliari “venga eliminato una volta per tutte”.

Le tappe della vicenda

La controversia ha origini lontane, risalenti a 70 anni fa, nel 1956. In quell’anno la famiglia della donna si trasferì a vivere nell’immobile al numero 46 di Calle Alcalde Sainz de Baranda, nella zona centrorientale della capitale spagnola.

Il contratto d’affitto, firmato dal padre della donna pochi anni prima della morte, passò alla madre. Nel 2005, alla morte di quest’ultima, la titolarità della locazione fu trasferita a Maricarmen stessa.

Il primo passaggio di proprietà risale al 2018, quando l’appartamento fu acquistato dalla società immobiliare Renta Corporación. Nel 2020 arriva la proposta di acquisto al prezzo di 247mila euro ma la donna, con una pensione di 1.350 euro, rifiutò, non potendoselo permettere. In un successivo passaggio, la proprietà dell’immobile fu trasferita a Urbangestión, che alzò l’affitto dai 450 euro iniziali, pagati fino al 2018 (all’epoca del primo trasferimento proprietario), a 2.650 euro. Ebbe così inizio il contenzioso legale che ha avuto un provvisorio epilogo mercoledì scorso, con l’esecuzione dello sfratto.

Il contenzioso per l’affitto, secondo le leggi spagnole

A questo punto va però precisato che, in virtù di una legge di 41 anni fa, in Spagna, i cosiddetti “vecchi affitti” (cioè stipulati prima del 1985, un’epoca fa) non possono essere aumentati senza attenersi a precisi parametri e sempre tenendo conto dell’inflazione. Si tratta di contratti che restano in essere per l’intera durata della vita dei locatori, con la possibilità di trasferimento ai congiunti alla loro morte. In pratica, l’esatta situazione in cui si è trovata Maricarmen Abascal, che ha ricevuto l’appartamento dalla madre nel 2005.

Tuttavia, un secondo provvedimento, approvato nel 1994, ha stabilito che i secondi passaggi di titolarità dei vecchi affitti siano limitati a due anni, eccezion fatta per quei casi in cui chi subentra abbia un’invalidità superiore al 65%: in questa eventualità, è possibile effettuare un secondo passaggio di titolarità anche oltre i due anni. Ma Maricarmen, appunto, è affetta da un’invalidità del 50%, quindi non rientrava nel caso previsto dalla legge. Di conseguenza, la proprietà le ha potuto aumentare l’affitto.

Dagli iniziali 2.650 euro richiesti si è scesi a 1.650, comunque troppi per una pensionata alle prese col costo della vita e con i prezzi di una capitale europea, ormai diventati proibitivi sotto determinate soglie di reddito. Oltretutto, va segnalato che la sua vicenda rientra perfettamente in una serie di contenziosi che in Spagna, ma non solo, si stanno verificando con sempre maggiore frequenza e che, da una parte, vedono fondi speculativi e società immobiliari di medie e grandi dimensioni – che a volte acquistano interi edifici o gruppi di immobili per poi rivenderli speculando sull’aumento del costo della vita – e, dall’altro, inquilini di modeste disponibilità economiche, cui vengono aumentati gli affitti a proporzioni esorbitanti, livelli che chi occupa questi appartamenti non riesce più a sostenere.

I tentativi di sfratto e l’offerta anonima ignorata dalla proprietà

Negli ultimi otto anni, il tempo che è durata la battaglia legale per l’affitto, ci sono state varie iniziative per cercare una soluzione, al di là delle sentenze che, passaggio dopo passaggio, hanno portato all’esecuzione dello sfratto, mercoledì scorso. Lo Stato ha provato ad acquistare l’appartamento di Maricarmen da Urbangestión attraverso un ente pubblico ma la proprietà ha rifiutato. Così come ha detto no a un’offerta, proveniente da un’anonima benefattrice, che si era proposta di pagare l’affitto inizialmente richiesto (di 2.650 euro) vita natural durante. Urbangestión non ha neanche risposto all’offerta.

Il Tribunale supremo spagnolo, l’organo giurisdizionale più alto in grado del Paese, ha deciso a marzo che lo sfratto doveva essere eseguito, dando ragione alla proprietà e, dopo tre tentativi di sfratto in questi ultimi sei mesi (non andati in porto), la polizia ha fatto irruzione in casa della pensionata lo scorso 23 settembre.

Le immagini di Maricarmen portata via in barella dall’appartamento in cui ha vissuto per 70 anni, circondata dall’affetto di centinaia di madrileni, hanno scosso le coscienze di un Paese intero.

Sanchez, ‘sentiamo la perdita di Maricarmen come nostra’
 

Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha espresso su X condoglianze a familiari e persone care di Maricarmen Abascal, Nel suo messaggio, Sanchez manda anche un “abbraccio” a “tutti coloro che oggi sentono questa perdita come propria”, aggiungendo di sentirsi anche lui partecipe di ciò.

 

Condividere.