Storie Web mercoledì, Ottobre 7

Strada in salita per il nuovo contratto aziendale dei lavoratori del Teatro alla Scala. Le principali sigle sindacali – Cgil, Cisl, Uil e Fials – hanno infatti aperto lo stato di agitazione del personale al termine del sesto incontro con la direzione.

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I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione del personale, disponendo il blocco immediato di tutte le attività supplementari. Al centro dello scontro c’è la richiesta indicata come prioritaria per il rinnovo del contratto unico per il periodo 2027-2030, ovvero un incremento del 15% della retribuzione annua lorda per tutto il personale a partire da gennaio 2027. Una richiesta avanzata dai rappresentanti dei lavoratori per recuperare il potere d’acquisto dopo anni di forte inflazione e per valorizzare le professionalità del teatro.

Ma il giudizio delle organizzazioni sindacali sull’andamento della trattativa è negativo: «Non possiamo accettare che, di fronte a una richiesta salariale precisa e motivata, il confronto continui senza che emergano risposte concrete – si legge in una nota congiunta -. La nostra piattaforma nasce dalla necessità di recuperare il potere d’acquisto e dare un adeguato riconoscimento economico a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori. Non stiamo chiedendo un riconoscimento simbolico. Stiamo chiedendo che il lavoro delle persone che ogni giorno fanno funzionare il teatro venga adeguatamente valorizzato. E su questo punto non siamo disponibili ad arretrare».

Il 15% di aumento, con le altre richieste, per il teatro significa un impegno economico importante, di cui il consiglio di amministrazione discuterà nella prossima seduta, convocata per il 12 ottobre.

Un’altra questione riguarda il riordino delle indennità e delle condizioni di lavoro: ci sono settori in cui chi ha maggiore anzianità arriva a 12 scatti, mentre per i giovani si bloccano a cinque. «Per noi – ha detto Dario Emanuele della Cisl, intervistato dall’Ansa – è importante garantire indennità a certi colleghi che non le hanno mai avute” e “non avere disparità di trattamento fra categorie». Diversa la piattaforma della Cub (che è comunque in stato di agitazione) che ha chiesto fra le altre cose un fisso di 500 euro per tutti e un aumento del 10% della ral.

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