Storie Web mercoledì, Ottobre 7

Scatta il fattore Catalonia nella campagna elettorale spagnola dopo che la Corte Costituzionale ha aperto la strada all’amnistia per i leader indipendentisti. Puigdemont non è più ricercato per il tentativo di secessione del 2017. Dal Belgio non ha chiarito quando tornerà in Spagna.

Il suo partito Juns ha permesso la nascita del governo Sánchez con l’appoggio esterno e ora gli ha staccato la spina bocciando i decreti Mari Carmen per l’emergenza casa Sánchez. La sentenza sull’amnistia aiuta la convivenza dei catalani. Alla Moncloa illustra le 21 misure per congelare tutti i fratti e tutelare gli inquini vulnerabili.

I decreti sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri e ora Sánchez ha 30 giorni per farli passare al Parlamento ridotto a una sola commissione dopo lo scioglimento. Con le elezioni anticipate si gioca tutto. Il leader socialista che ha il potere in Spagna dal 2018, uno dei più longevi in Europa, è dato un forte calo nei consensi con le tutta l’area progressista.

Il favorito dei sondaggi, il leader dei popolari Pejó, inizierà la campagna elettorale da Ceuta. Per lui l’amnistia di Puigdemont è un altro inganno di Sánchez. Non si ferma lo tsunami delle proteste in piazza scatenate dallo sfratto dell’87enne madrilena Mari Carmen.

A Pascal 2300 tende, dicono i ragazzi di Puerta del Sol, restano anche con la pioggia. I decreti sono una questione di umanità. I decreti sono veramente essenziali per tutti gli spagnoli.

“Una stanza qua a Madrid minimo è 600-700 euro, una stanza poi in sei e sette. Anche quelli che sono più anziani sono qua da tantissimi anni a pagare un affitto che più o meno sarebbe normale. Li vogliono fare ora al triplo del prezzo”. afferma una ragazza.

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