IL PUNTO – Raid russo sul quartier generale dei servizi a Kiev: colpo all’intelligence alla vigilia della missione di pace targata Trump
Un attacco con drone ha colpito il quartier generale dell’SBU, l’intelligence interna ucraina a Kiev, centrando proprio lo studio del capo dei servizi Oleksandr Poklad. Il raid, che ha provocato nove feriti e danneggiato anche la cattedrale di Santa Sofia (patrimonio UNESCO), rappresenta una chiara dimostrazione di forza da parte di Mosca, intesa a evidenziare la vulnerabilità della capitale prima ancora di un importante passaggio diplomatico. Il presidente Volodymyr Zelensky ha promesso un’immediata e proporzionata risposta militare, mentre il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha accusato Vladimir Putin di rifiutare la diplomazia.
L’escalation giunge infatti alla vigilia della missione degli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, attesi a Mosca e a Kiev per presentare un piano volto a porre fine al conflitto. Trump ha ribadito di avere un’idea per la pace e di conoscere bene Putin, assicurando che il leader del Cremlino non intende attaccare i territori della NATO. Tuttavia, la missione si preannuncia estremamente complessa: oltre all’odio reciproco tra i due leader, Washington deve fare i conti con l’intensificarsi dei combattimenti su tutto il fronte.
Mentre gli inviati americani cercano di stabilire una piattaforma di negoziazione per un possibile incontro diretto tra Zelensky e Putin, sul campo proseguono gli attacchi incrociati. L’Ucraina ha preso di mira infrastrutture petrolifere e navali a Sochi, mentre i raid russi hanno provocato vittime a Odessa e Kherson, unitamente all’avanzata delle truppe di Mosca nel Donetsk. In un clima di forte tensione e di posizioni ancora lontanissime, resta elevata l’attenzione anche sul fronte della sicurezza della delegazione statunitense, con Kiev che chiede la sospensione dei raid durante la visita ed equilibri diplomatici sempre più precari.
