Storie Web venerdì, Settembre 4

Bruxelles interviene sul mercato degli affitti brevi nelle aree europee dove trovare casa è diventato più difficile e costoso, proponendo un criterio comune a tutti gli Stati membri che dovrebbe individuare le zone considerate “sotto stress abitativo”, nelle quali le autorità potranno adottare misure per limitare l’impatto delle locazioni di breve durata.

Questo è uno dei punti centrali dell’Affordable Housing Act: il regolamento che la Commissione europea presenterà il 9 settembre e la cui bozza è stata visionata dall’ANSA. Il meccanismo punta a superare una delle principali difficoltà incontrate finora dalle amministrazioni locali: stabilire, sulla base di parametri omogenei e verificabili, quando una città o un territorio si trovi in una condizione tale da giustificare interventi sul mercato abitativo.

La soglia delle otto volte il reddito

Il parametro individuato dalla Commissione è il rapporto tra il prezzo delle abitazioni e il reddito disponibile medio della popolazione locale: un’area sarà considerata soggetta a stress abitativo quando il prezzo medio di transazione di un’abitazione sarà pari o superiore a otto volte il reddito disponibile medio dei suoi residenti.

La bozza prevede anche una seconda condizione: il rapporto prezzo-reddito dovrà essere aumentato nel corso degli ultimi dieci anni. La fotografia del costo delle case dovrà dunque essere accompagnata da quella della sua evoluzione nel tempo.

Il doppio requisito dovrebbe servire a distinguere le aree nelle quali l’elevato costo delle abitazioni rappresenta una condizione strutturale da quelle in cui la pressione sul mercato è effettivamente cresciuta, rendendo progressivamente più difficile l’accesso alla casa.

Affitti brevi nel mirino, ma non solo

Il nuovo criterio non introduce automaticamente un tetto agli affitti turistici. La logica delineata dalla Commissione è quella di fornire alle autorità pubbliche uno strumento giuridico e un quadro comune entro il quale poter intervenire nelle aree maggiormente sotto pressione.

La questione degli affitti brevi è, da tempo, al centro del dibattito europeo. Le piattaforme digitali hanno ampliato l’offerta di alloggi per i turisti e creato nuove opportunità economiche per proprietari e attività locali, ma nelle destinazioni caratterizzate da forte domanda turistica, la proliferazione di affitti brevi è accusata di sottrarre una parte del patrimonio immobiliare al mercato residenziale stabile. La stessa Commissione riconosce che il fenomeno può esercitare pressione sulle comunità locali, soprattutto dove si sommano carenza di abitazioni e forte domanda turistica.

L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è quindi trovare un equilibrio tra diritto all’abitazione e attività turistica, lasciando alle amministrazioni la possibilità di adottare misure calibrate sulla situazione dei singoli territori. 

Una crisi che attraversa l’Europa

Secondo la Commissione, nell’ultimo decennio i prezzi delle case nell’Unione sono aumentati di oltre il 60%, mentre gli affitti sono cresciuti di oltre il 20%. La pressione abitativa è ormai considerata anche un problema economico e sociale: l’aumento dei costi può ostacolare la mobilità dei lavoratori, l’accesso all’istruzione e le scelte familiari.

Non a caso, nel percorso che ha preceduto l’Affordable Housing Act, Bruxelles ha consultato governi nazionali, città, Regioni, associazioni, proprietari, inquilini e operatori del settore. Il confronto ha fatto emergere, insieme alle differenze tra i mercati immobiliari europei, la necessità di una maggiore chiarezza sulle condizioni alle quali le amministrazioni possono regolamentare gli affitti brevi nel rispetto del diritto dell’Unione.

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