Storie Web giovedì, Febbraio 26

“La confusione è grande, ma invito alla cautela. In fondo la media mondiale delle tariffe è intorno al 12%. Non a caso il Made in Italy ha continuato a vendere. Il vero tema è il cambio euro-dollaro: con una moneta troppo forte perdiamo competitività rispetto a Paesi come il Giappone”. Così il presidente di Confindustria Emanuele Orsini in un’intervista a il Giornale.

“Indubbiamente abbiamo un problema” con la Cina prosegue il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, “basti dire che nel 2025 l’Italia ha registrato un saldo commerciale positivo di 34 miliardi con gli Stati Uniti e negativo per 46 miliardi con la Cina, peraltro in aumento. C’è evidentemente qualcosa che non funziona. La concorrenza deve essere leale: stesse regole sociali e ambientali”. Il governatore Fabio Panetta dice che non si cresce solo con l’export: “Ha ragione – dice Orsini – serve un mercato interno forte. La produzione industriale oggi è frenata anche dall’attesa degli incentivi. Quando partiranno, vedremo una ripresa”. E il ruolo dello Stato? “Strumenti come i contratti di sviluppo possono essere una buona soluzione se viene migliorata la regola della misura degli incentivi: ogni euro pubblico attiva investimenti privati molto superiori. È un meccanismo win-win”. Il rapporto con la Germania resta decisivo? “Sì. Il 52% del nostro export va in Europa. L’asse industriale con Berlino è fondamentale”. Eurobond e mercato dei capitali: c’è chi ritiene che sia prematuro partire prima di avere fissato delle regole. La sua opinione? “Se non si comincia non si arriva. Sono quarant’anni che se ne parla. è ora di partire. Con una moneta forte possiamo attrarre capitali globali, ma servono il mercato unico dei capitali e strumenti come il debito comune. È tempo di agire”. Sul fronte interno Piano casa e salari: emergenze sociali.

“Sul piano casa la sfida è enorme. Entro il 2040 avremo 5 milioni di lavoratori in meno. Dobbiamo attrarre competenze anche dall’estero e offrire abitazioni accessibili: l’affitto non può superare il 25-30% dello stipendio”.

E i salari? “Il dialogo con i sindacati è costruttivo: Confindustria ha firmato il 94% dei rinnovi contrattuali. Ma i salari crescono con la produttività, cioè con investimenti, infrastrutture e innovazione. Non per decreto”.

“La priorità è una sola: mantenere la manifattura in Europa ed evitare la deindustrializzazione. È questo il nodo vero. Poi tutto si declina in politica industriale, energia, burocrazia, competitività. Ma senza una visione chiara di dove vogliamo andare non riusciremo a costruire nulla”,m dice il presidente di Confindustria.

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