Ora ha aggiunto anche un documento finale in cui rilancia i principali messaggi dei pareri settoriali e riprende le preoccupazioni già espresse da altre istituzioni, come il Comitato europeo delle Regioni o la commissione Bilanci del Parlamento Europeo.
Un primo rilievo è che “sarà difficile perseguire tutti gli obiettivi a livello dell’Ue, adattando al contempo gli interventi alle esigenze regionali” perché “per ampie parti del bilancio, le priorità di spesa saranno nelle mani degli Stati membri, che presentano interessi divergenti”. In pratica, con più risorse gestite dai Governi nazionali, cresce anche il rischio che ognuno di essi vada in una direzione diversa.
Nel mirino, semplificazioni, flessibilità e fondo unico
La Corte, poi, mette in guardia anche dagli elementi di semplificazione e flessibilità proposti dalla Commissione. Per la prima, scrive che “sebbene la riduzione del numero di norme e programmi rappresenti un primo passo, nei casi di gestione condivisa essa potrebbe trasferire l’onere amministrativo dalla Commissione agli Stati membri e ai beneficiari” e, inoltre, “l’unificazione di politiche diverse potrebbe compromettere il conseguimento dei rispettivi obiettivi”. La flessibilità, invece, potrebbe diventare un “aspetto critico per gli investimenti di lungo periodo”.
Infine, l’Eca solleva perplessità anche in merito alla trasparenza, alla rendicontazione e alla valutazione dei risultati . “I meccanismi volti a garantire che i fondi dell’UE siano spesi in modo oculato e correttamente rendicontati – scrive – dipendono, per ampie parti del bilancio, in misura eccessiva dai controlli degli Stati membri, spesso deboli”.











