«Mio nipote era a Nuseirat. Era andato a prendere dell’acqua potabile, era in fila con altri bambini e l’hanno ucciso. Aveva 10 anni. Andare a prendere l’acqua non dovrebbe essere pericoloso». L’acqua viene usata come arma a Gaza. Il racconto, che risale al luglio 2025, arriva da Hanan, una palestinese di Gaza City, ed è contenuto nel nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere “Water as a Weapon: Israel’s Destruction and Deprivation of Water and Sanitation in Gaza” in cui emerge chiaramente che l’utilizzo da parte delle autorità israeliane dell’accesso all’acqua è stato usato come arma contro i palestinesi.
L’accusa della Ong contro la strategia di Israele
L’ong ha documentato che l’accesso all’igiene di base, compresa l’acqua pulita, il sapone, i pannolini e i prodotti per l’igiene, è diventato estremamente difficile nella Striscia. Le persone sono costrette a scavare buche nella sabbia e a usarle come latrine, con inevitabili conseguenze: queste buche si allagano e contaminano l’ambiente circostante e le falde acquifere con le feci. La mancanza di accesso all’acqua porta anche a un aumento delle malattie, tra cui infezioni respiratorie della pelle e malattie diarroiche.
Claire San Filippo, responsabile delle emergenze di Msf, spiega che «i palestinesi sono rimasti feriti e sono stati uccisi semplicemente cercando di procurarsi l’acqua». Israele – secondo i dati raccolti dalla ong – ha distrutto o danneggiato quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari. Le équipe di Msf hanno documentato casi in cui l’esercito israeliano ha sparato contro autocisterne chiaramente identificabili o ha distrutto pozzi che rappresentavano un’ancora di salvezza per decine di migliaia di persone. Spesso si sono verificati episodi di violenza durante la distribuzione dell’acqua alla popolazione, causando feriti tra i palestinesi e gli operatori umanitari e danneggiando le attrezzature. Il risultato è che se l’Onu riconosce come diritto fondamentale uno standard di 50 litri al giorno a persona ancora oggi a Gaza la fornitura media giornaliera è di soli sette litri di acqua potabile e sedici litri di acqua per uso domestico.
La lettera del cardinale Pizzaballa
Continuano poi i raid dell’esercito israeliano. L’Idf ha fatto sapere ieri di aver demolito quattordici chilometri di tunnel di Hamas a Nord della Striscia. E in un attacco israeliano nella zona di Beit Lahiya un adolescente palestinese è stato ucciso e una persona è rimasta ferita. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese Wafa, aggiungendo che il quindicenne ucciso si chiamava Ayham al-Omari.
Delle sofferenze del popolo palestinese ha parlato ieri il cardinale di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che in una lunga lettera pastorale ai fedeli della sua diocesi affronta la questione con la franchezza che lo contraddistingue: Pizzaballa scrive che non si può «stilare una graduatoria della sofferenza», ma «esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato» sottolineando che «le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità».








