Storie Web giovedì, Ottobre 8

Quando un attacco informatico ferma un’azienda, il piano di emergenza deve funzionare anche fuori dal cassetto. Occorre sapere chi prende le decisioni, quali sistemi riattivare per primi e come proseguire il lavoro. Il Cyber Barometer 2025 di EY si concentra su questo scarto tra procedure scritte e capacità di applicarle: le difese si diffondono, ma la gestione della crisi resta debole.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’indagine esamina oltre 300 società italiane sottoposte a revisione finanziaria, rispetto alle oltre 100 della precedente edizione, riferita al biennio 2023-2024. Le valutazioni incrociano interviste, documenti e riscontri operativi, dai registri alle configurazioni dei sistemi. I punteggi, su una scala da zero a cinque, indicano quanto i controlli siano organizzati, attuati e verificati. Non misurano l’immunità agli attacchi.

Il comunicato di EY riporta una maturità complessiva intorno al 55%, contro il precedente 46%. L’ampliamento del campione impone però cautela nel confronto. Si restringe anche la distanza tra imprese di dimensioni diverse: le PMI raggiungono il 46,5%, le grandi aziende circa il 50%. Queste ultime mantengono un vantaggio nelle attività più complesse, come il monitoraggio e la risposta agli incidenti. Nelle imprese minori, invece, la sicurezza è più spesso affidata alle competenze di singole persone.

Le differenze più ampie emergono tra i settori. Le attività digitali e ICT arrivano al 65-67% di maturità, mentre i comparti tradizionali e manifatturieri si collocano tra il 35% e il 50%. Per chi vende servizi digitali, garantire la continuità significa garantire il prodotto stesso. Negli altri settori la sicurezza appare più frammentata e meno presente nelle decisioni aziendali.

I dati sui piani di risposta agli incidenti mostrano quanto lavoro resti da fare. Il 54,6% dei rispondenti ottiene un punteggio di tre o quattro su cinque, ma appena il 6,7% raggiunge il livello massimo. Quasi il 19% si ferma a zero o uno, con procedure assenti o in larga parte informali. Per i piani di continuità dei sistemi IT, la quota al livello più alto scende al 4,6%.

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