Tajani: «Non chiediamo una nuova operazione nel Golfo»
«Sgombero il campo da equivoci – ha esordito Antonio Tajani, delineando la posizione diplomatica dell’Italia -, non vogliamo chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo ma condividere l’impegno del governo per la pace e il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale. Impegno, sottolineo, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità».
Crosetto: «Ci muoviamo nel quadro delle missioni militari all’estero»
Il concetto è stato poi ribadito da Crosetto, quando ha preso la parola. «Una nuova missione militare – ha ribadito il ministro della Difesa – prevede prima una vera tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione del Parlamento». Crosetto ha spiegato come «la tregua appare fragile e precaria, è indispensabile mantenere un accordo serio e responsabile sia con i nostri alleati internazionale sia nel rapporto tra governo e parlamento». «Ci muoviamo, cioè vorrei fosse chiaro, all’interno delle prerogative attribuite al Ministro della Difesa – ha continuato – nel quadro delle missioni militari all’estero, già autorizzate dalle Camere. Quindi, anche se non vi era l’obbligo, abbiamo ritenuto doveroso condividere con voi con la massima trasparenza, nel pieno rispetto delle istituzioni, le valutazioni e le misure prudenziali che il Governo sta progressivamente predisponendo in linea con quanto sta prendendo forma sul piano internazionale nelle ultime settimane».
«L’obiettivo condiviso – ha continuato il ministro della Difesa – resta quello di favorire, il più velocemente possibile, attraverso un’azione coordinata della comunità internazionale, un ritorno a condizioni di stabilità e normalità nella navigazione marittima nell’area di Hormuz».
«40 Paesi stanno valutando di contribuire»
«Oggi – ha spiegato Crosetto – 40 Paesi stanno valutando di contribuire a rendere lo stretto di Hormuz libero percorribile appena le condizioni lo permetteranno. Ben 24 di questi Paesi hanno già manifestato la loro disponibilità di massima a partecipare con assetti altamente specializzati, utili ad esempio a rimuovere le mine oggi presenti in quel tratto di mare di cui nessuno conosce né la localizzazione, né il numero, né anche gli stesi iraniani. Nel complesso, tra gli altri, Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Spagna, Olanda, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Canada, Australia, Nuova Zelanda si sono già detti tutti disponibili a fornire capacità operative significative».
«Natura multinazionale coordinata dello sforzo»
«Altri – ha chiarito Crosetto – stanno valutando di fare altrettanto. Un quadro che conferma la natura multinazionale coordinata dello sforzo. Per dare alcuni esempi concreti, il Belgio continuerà con due unità cacciamine, l’Estonia con un’unità cacciamine, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi metteranno a disposizione personale specializzato nell’attività subacque e di neutralizzazione mine, la Francia ha già preposizionato nel Mar Rosso unitamente alla propria portaaerei due fregate e due unità cacciamine, rendendo inoltre disponibili ulteriori assetti già presenti nella regione. La Germania contribuirà con unità cacciamine e unità di supporto, la Norvegia dispiegherà sistemi specializzati nelle mine, il Regno Unito sta schierando un cacciartorpediniere, un’unità di supporto e dei cacciamine, la Spagna ha reso disponibile un’unità cacciamine e una fregata, quest’ultima già operante nell’area, e la Slovacchia renderà disponibili capacità anfibie. Parallelamente a questa iniziativa, gli Stati Uniti ne stanno promuovendo un’ulteriore, denominata “Maritime Freedom Construct”, per consolidare le attività diplomatiche e militari informative connesse alla sicurezza marittima dell’area. Si tratta – h ricordato il responsabile della Difesa – al momento di iniziative distinte, ma che dovranno necessariamente scambiarsi informazioni e coordinarsi».













