Nasce la “Coalizione di Roma” per l’accesso ai fertilizzanti e la sicurezza alimentare nel contesto della crisi nello Stretto di Hormuz. L’iniziativa, che vede in campo Paesi europei, africani e del Golfo, è stata lanciata giovedì 7 maggio da Antonio Tajani. Il ministro degli Affarri Esteri ha co-presieduto alla Farnesina, assieme al ministro degli Esteri croato Grlić-Radman in qualità di presidente di turno del gruppo MED9, una riunione ministeriale con circa 40 Paesi e organizzazioni regionali e internazionali collegato da remoto – tra cui il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e la Lega Araba – per rafforzare il coordinamento politico sulla sicurezza alimentare e l’accesso dei fertilizzanti dallo Stretto di Hormuz.
Per la Fao hanno partecipato il direttore generale Qu Dongyu e il vice direttore generale Maurizio Martina. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha individuato alcune possibili risposte alla crisi, fra cui il sostegno ai Paesi che dipendono dalle importazioni alimentari attraverso lo Strumento per le importazioni alimentari della FAO (FIFF).
La riunione è stata un primo momento di confronto politico ad alto livello per discutere di possibili linee d’azione comuni, promuovere partenariati rafforzati e sostenere un approccio multilaterale alle sfide emergenti. La Coalizione di Roma si inserisce nel quadro del formato MED9++, per valorizzare il ruolo del Mediterraneo allargato come spazio strategico di dialogo, cooperazione e convergenza tra Europa, mondo arabo e Balcani occidentali. Un formato che il Ministro Tajani ha proposto di rendere permanente.
L’allarme
Nel suo intervento di apertura, Tajani ha delineato lo scenario attuale. «Circa il 30 per cento del commercio globale di fertilizzanti, essenziali per l’agricoltura, passa attraverso lo stretto di Hormuz – ha spiegato -. Il blocco sta creando enormi effetti con i costi di trasporto e assicurazione che stanno aumentando, mettendo forte pressione sull’accessibilità globale del cibo» . Gli effetti di questo blocco, ha aggiunto il ministro, colpiscono tutti i Paesi «ma siamo preoccupati per le regioni e i Paesi più fragili, soprattutto in Africa, come in Sudan. L’agricoltura è cruciale per la stabilità nella regione e questa crisi potrebbe creare nuove tensioni e nuovi flussi migratori». A questo scopo, ha assicurato Tajani, «sosteniamo fermamente l’iniziativa della Fao, che è stata un grande partner in programmi chiave italiani come Food for Gaza, per portare aiuti umanitari nella Striscia e anche in Sudan. La nostra cooperazione con la Fao è intensa e basata su una visione comune – ha proseguito il ministro – combattere la fame e la povertà; sostenere lo sviluppo rurale e la trasformazione dei sistemi alimentari in tutto il mondo». A questo scopo «siamo pronti a rendere disponibile il know-how delle nostre aziende, ad esempio nell’agricoltura intelligente». Secondo Tajani le priorità sono chiare: «diversificazione delle catene di approvvigionamento; investimento nella produzione locale; rotte logistiche più affidabili e prevedibili». Ma prerequisito essenziale, e «condizione cruciale è la pace – ha aggiunto Tajani – Stiamo lavorando duramente per promuovere il dialogo, la pace e la de-escalation».
La coalizione
«Dalla riunione di oggi del Med9 – ha sottolineato ancora il responsabile della Farnesina -, i paesi dell’Unione Europea che si affacciano sul Mediterraneo, più i paesi dei Balcani, più i paesi dell’area del Golfo e i paesi dell’Africa del Nord e della Lega araba, danno vita ad una coalizione che si occuperà della sicurezza alimentare e dei fertilizzanti in modo che, attraverso Hormuz, una volta arrivato il cessate il fuoco duraturo possano arrivare strumenti fondamentali per tante popolazioni, in modo particolare dell’Africa che sono in difficoltà ma anche la nostra agricoltura ha bisogno di fertilizzanti. Abbiamo creato un gruppo di lavoro permanente che seguirà minuto per minuto l’evolversi della soluzione per dare risposte concrete e permettere alle nostre agricolture e soprattutto ai differenti paesi dell’area di poter avere attraverso Hormuz i necessari rifornimenti», ha aggiunto il ministro.












