Storie Web lunedì, Giugno 15

La seconda considerazione riguarda il metodo. Il Workshop ha proposto di interpretare l’AI come una forma di “alterazione rafforzativa”: una tecnologia che non sostituisce il giudizio del professionista, ma ne amplia le capacità di analisi, ricostruzione e interpretazione. L’obiettivo non è automatizzare la decisione medico-legale, bensì costruire una cooperazione strutturata tra intelligenza umana e strumenti computazionali secondo una nuova “metodologia medicolegale ibrida”. Per questo, quanto più le tecnologie diventeranno potenti, tanto più sarà necessario investire nella formazione critica dei professionisti chiamati a governarle.

La terza considerazione, probabilmente la più rilevante dal punto di vista dell’innovazione, riguarda la necessità di passare da una logica di utilizzo a una logica di co-progettazione. Se la qualità della prova scientifica dipende da specifici criteri epistemologici, metodologici e giuridici, allora i sistemi di AI destinati alla medicina legale non possono essere semplicemente adattati ex post. Devono essere sviluppati attraverso una collaborazione strutturata tra medici legali, data scientist, ingegneri, giuristi e imprese tecnologiche, affinché la metodologia della disciplina entri nella progettazione stessa degli algoritmi.

La prospettiva che emerge non è quindi quella di una medicina legale che si adatta passivamente alle tecnologie disponibili, ma quella di una disciplina che contribuisce attivamente alla loro evoluzione. La vera innovazione non consiste nell’applicare l’Intelligenza Artificiale alla medicina legale, ma nel creare un ecosistema di ricerca e sviluppo nel quale medicina legale e industria tecnologica progettino insieme una nuova generazione di strumenti capaci di migliorare il rigore metodologico, la gestione della complessità e la qualità della prova scientifica.

Tutto questo risponde alla missione più profonda della medicina legale. Una disciplina che opera al confine tra scienza, diritto e istituzioni non ha come fine la tecnologia in sé, ma il servizio alla verità dei fatti, alla giustizia delle decisioni e al bene comune. Per questa ragione la sfida dell’Intelligenza Artificiale non può essere ridotta a una questione tecnica. Essa riguarda la capacità di costruire strumenti che rafforzino la responsabilità umana e mettano l’innovazione al servizio della persona, delle istituzioni e della società.

*Ordinario di Medicina Legale e Bioetica, Università Campus Bio-Medico di Roma e Consigliere SIMLA

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