Storie Web lunedì, Ottobre 12

Il negoziato per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei bancari riparte questa mattina con un incontro tra il Casl di Abi e i sindacati di categoria dedicato al welfare e al benessere organizzativo, due temi che sono stati ampiamente sviluppati nella piattaforma sindacale e messi in relazione con uno degli obiettivi più importanti dei sindacati in questo rinnovo: la tutela occupazionale della categoria che ha il contratto scaduto dallo scorso 31 marzo.

Orario ridotto a parità di retribuzione e occupazione

Dopo avere ottenuto una prima riduzione oraria (da 37,5 a 37 ore) con il precedente rinnovo, i sindacati di categoria (Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin) tornano alla carica con una nuova richiesta di riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore, ovviamente a parità di retribuzione tabellare. La riduzione oraria potrà essere resa possibile dai recuperi di efficienza ottenuti con l’impiego delle nuove tecnologie – da interpretare in chiave di supporto per il benessere organizzativo e non come occasione per procedere con riorganizzazioni e ridurre i perimetri occupazionali – e dovrà accompagnare i processi di trasformazione tecnologica. Da un lato le sigle chiedono alle banche un aumento medio mensile a regime di 518 euro, dall’altro di ridurre l’orario e di utilizzare così la tecnologia per salvaguardare i livelli occupazionali, promuovendo un nuovo modello sociale.

L’aumento della retribuzione differita

La richiesta di aumento che incide sulla retribuzione diretta, va di pari passo con quella che riguarda la retribuzione differita, ossia tutti quei diritti già considerati generalmente “acquisiti” a livello individuale, ma che devono divenire principi indiscussi, in quanto garantiti anche dalla contrattazione collettiva di settore. Per questo i sindacati chiedono alle banche di consolidare soglie minime di contribuzione datoriale obbligatoria, in rapporto alla retribuzione diretta, sia per la previdenza complementare, sia per il welfare occupazionale. Anche in vista delle future aggregazioni nel settore c’è l’esigenza di offrire certezza e omogeneità di tutele in caso di mobilità, con la garanzia di portabilità delle contribuzioni datoriali.

L’omogeneizzazione del welfare

I sindacati riconoscono che il welfare offerto dalle imprese del settore è tra i più avanzati, ha il pregio di scaturire in larga parte dalla contrattazione collettiva aziendale e prevede in molti casi forme di gestione bilaterale. Tuttavia nel settore c’è una certa disomogeneità, con tipologie di approccio e livelli di prestazioni anche molto diversi tra imprese. Tra le caratteristiche c’è soprattutto quella di soddisfare prevalentemente bisogni di “consumo” individuale di lavoratrici e lavoratori attivi, configurandosi generalmente come semplice forma di salario integrativo, e non anche come formula di protezione collettiva dal rischio di eventi futuri ed incerti. Per questo i rappresentanti dei lavoratori chiedono un welfare innovativo, solidale e inclusivo, che aumenti la percezione di sicurezza psicologica e sociale delle persone di fronte all’incertezza del futuro, che rafforzi il cosiddetto “contratto relazionale” e stimoli a investire nel rapporto di lavoro e nella fiducia di lungo termine.

Le indagini di clima per monitorare il benessere

Nella loro piattaforma rivendicativa i sindacati rilevano un deterioramento del clima di lavoro, caratterizzato da disaffezione, diffuso malessere e disinvestimento fiduciario e chiedono di introdurre nel contratto strumenti che rendano convergenti il lavoro di RSA e RLS, per rafforzare e rendere più efficace la negoziazione collettiva delle condizioni di lavoro. Tra gli strumenti individuati ci sono periodici questionari di clima condivisi con le organizzazioni sindacali.

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