Effetto cantieri sul trasporto ferroviario delle merci. Il biennio 2026-2027 si annuncia complicato per un settore che già ha subìto, nel 2025, una contrazione dei traffici, con i treni chilometro scesi a 49,4 milioni, pari al -3,5% rispetto al 2024. Anche i valichi alpini hanno registrato, lo scorso anno, una flessione dei traffici del 5,2 per cento. Nel confronto europeo, la quota italiana del cargo ferroviario resta distante dalla media Ue, attestandosi all’11,6% contro il 16,6 per cento. Ad aggravare un equilibrio già fragile contribuisce il contesto internazionale, con la crisi nello stretto di Hormuz che alimenta forti incertezze sul fronte energetico, facendo temere il rischio di una nuova fase critica analoga a quella vissuta nel 2022. Lo dice il rapporto annuale di Fermerci che sarà presentato mercoledì 20 maggio a Roma, nella sede del Cnel e che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare. Fermerci è l’associazione che rappresenta oltre l’80% delle imprese del cargo ferroviario attive in Italia. Ma andiamo con ordine.
Il picco dei lavori
I dati relativi al 2026 indicano un picco di interruzioni di linea causa cantieri: 788 contro le 479 del 2025, con effetti ancora rilevanti nel 2027 (697 interruzioni di linea) e un miglioramento previsto solo a partire dal 2028 (271 interruzioni), a valle del completamento di diversi interventi Pnrr. Una situazione critica che si traduce in un vantaggio a favore del trasporto su strada, soprattutto nei casi in cui l’affidabilità del servizio ferroviario venga percepita come insufficiente da parte degli operatori logistici. Da qualche anno, il sistema ferroviario italiano è soggetto a una profonda trasformazione infrastrutturale e a un avanzamento tecnologico, promossi dagli investimenti del Pnrr. Rete ferroviaria italiana (Fs) stima che in questo momento in Italia siano attivi circa 1.300 cantieri ferroviari. Si tratta di interventi fondamentali per migliorare la rete, attraverso l’apertura di nuove linee e il potenziamento di quelle esistenti, aumentando capacità ed efficienza del sistema.
Tuttavia, nota Fermerci, nel breve termine questi lavori causano impatti significativi sulla circolazione, soprattutto perché concentrati nelle ore notturne, quelle privilegiate dai treni merci. Le limitazioni operative, le deviazioni di percorso e le interruzioni programmate rischiano di generare rallentamenti, incremento dei costi logistici e maggiore complessità nella pianificazione dei servizi. Aggiunge Fermerci: «A tale quadro di complessità si devono inoltre considerare i potenziali interventi straordinari, non programmabili anticipatamente, che potrebbero ulteriormente peggiorare la situazione».
Il settore chiede sostegni
In questo scenario, il settore continua ad attendere risposte concrete su misure fondamentali per la competitività, a partire dal decreto “loco e carri”, fermo ormai da due anni. E questo nonostante le risorse inizialmente previste per il rinnovo del materiale rotabile siano state successivamente azzerate. Un tema ancora più rilevante alla luce del Documento strategico pluriennale della mobilità ferroviaria (Atto del Governo n. 397), attualmente all’esame parlamentare, che richiama l’importanza degli incentivi e del sostegno alle imprese, inclusi gli investimenti in materiale rotabile. Dice Clemente Carta, presidente di Fermerci: «Al netto dei recenti interventi normativi, incentivo alla manovra ferroviaria nei porti e un esiguo stanziamento sul Ferrobonus, mancano interventi strutturali adeguati. Chiediamo di rimettere la logistica ferroviaria al centro delle politiche di trasporto e industriali del Paese».













