Storie Web martedì, Ottobre 27

Nel derby delle misure contro il caro carburante, il taglio delle accise aiuta di più le famiglie più ricche, l’esenzione dal bollo auto quelle più povere. In generale, il contrasto è noto: ma tradotto in cifre acquista un’evidenza assai più significativa.
A offrire i numeri che misurano la distanza redistributiva fra i due interventi è l’Ufficio parlamentare di bilancio. Quattro anni fa, l’Autorità dei conti era stata la prima a dettagliare l’impatto regressivo degli sconti generalizzati sulle accise. E oggi, con il Focus 5/2026, ha fatto lo stesso lavoro sul bollo auto. Con risultati opposti.

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Ricchi e poveri

I numeri, allora, in sintesi. La cancellazione bollo dalla prima auto con potenza fino a 80Kw, o dalla moto di chi non possiede un’auto esente, riduce dello 0,36% la spesa della famiglia-tipo. Ma la famiglia-tipo non esiste. Esistono le famiglie reali, molto diverse fra loro per condizioni economiche e quindi per capacità di spesa. Che dallo sconto sulla tassa di circolazione ottengono effetti diversi.
A quelle del primo decile, cioè al 10% di famiglie caratterizzate da un budget più ridotto, l’addio al bollo auto riduce la spesa complessiva dello 0,9%, con un impatto che quindi è pari a 2,5 volte quello medio, misurato su tutti. Il peso della misura sul totale delle uscite annue scende poi progressivamente allo 0,7% nel secondo decile, allo 0,6% nel terzo giù giù fino allo 0,1% dell’ultimo decile, dove si addensano i portafogli più gonfi.
Questo accade perché in valore assoluto il beneficio prodotto dall’esenzione è quasi lineare nelle diverse fasce economiche, dal momento che si diffonde a tutto campo coinvolgendo il 63% delle famiglie. Ma i 168,4 euro medi calcolati dal Governo nella relazione tecnica al decreto legge 162/2026 (59 per le moto) hanno ovviamente un peso specifico maggiore quando il bilancio famigliare è più esile.

Sulle accise sconti regressivi

La geografia distributiva del taglio alle accise è speculare, perché il beneficio rimane sostanzialmente stabile nel suo rapporto con la spesa complessiva, oscillando fra lo 0,2% e lo 0,3% nei vari decili, mentre cambia in valore assoluto, crescendo insieme alla fortuna economica dei diretti interessati. La ragione è nella struttura dei due prelievi: le accise sono legate al consumo, mediamente maggiore nelle famiglie più ricche, dotate in genere di auto più potenti, mentre il bollo è scorrelato dai chilometri percorsi (viene pagato anche da chi tiene regolarmente l’auto ferma in parcheggio), e ha un dialogo incerto anche con i listini (la tassa cresce in modo molto meno progressivo del prezzo di un veicolo nuovo, e si mantiene costante mentre l’auto invecchia e perde valore).

La tassa (residua) va ripensata

L’insieme di questi fattori promuove la redistribuzione prodotta dallo stop al bollo auto. Il Governo sta però lavorando a rendere strutturale l’esenzione, ora prevista solo per l’anno prossimo, e la maggioranza preme anche per ampliarla: FdI chiede di estendere lo stop alle auto fino a 160kw nelle famiglie con 4 figli (costerebbe 40 milioni l’anno), mentre Fi ambisce a cancellare il bollo per tutte le prime auto.
Una stabilizzazione chiederebbe però anche di ripensare la tassa residua, che oltre a ignorare uso e valore dei veicoli è correlata solo labilmente anche alle emissioni dell’auto. Questi aspetti non sembrano oggi al centro dell’agenda politica: ma sono cruciali per uno sconto che, una volta reso strutturale, perderebbe la sua caratteristica di compensazione anti-inflazione e peserebbe ogni anno sui conti pubblici.

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