Da quasi un secolo Betelgeuse è sotto la lente degli astronomi. Ora, finalmente, sembra essersi chiarito uno dei suoi aspetti più affascinanti: la celebre gigante rossa di Orione avrebbe una compagna, molto più debole e piccola.
La scoperta arriva da un gruppo di ricerca francese, che ha utilizzato il Very Large Telescope dell’ESO, sulle ande cilene, nel deserto di Atacama. È un risultato importante, perché Betelgeuse non è una stella qualunque: è una delle più note del cielo invernale, facile da riconoscere a occhio nudo per il suo colore aranciato-rossastro e per la sua posizione, nella parte alta della costellazione di Orione.
Nella tradizione occidentale, Orione era il grande cacciatore con una spada e una pelle di leone appena catturato. La stella che ne segna la spalla destra è proprio Betelgeuse, da sempre oggetto di interesse per almeno due ragioni: la sua luminosità variabile e la sua natura di supergigante rossa, destinata prima o poi, in tempi astronomici, quindi magari domani o fra 10.000 anni, a concludere la propria evoluzione in una supernova.
Betelgeuse si trova a circa 650 anni luce da noi ed è osservata da oltre un secolo nella speranza di confermare l’ipotesi dell’esistenza di una compagna stellare. Per lungo tempo questa è stata la spiegazione più convincente delle variazioni di luminosità della stella: una debole compagna che le passa accanto è un’ipotesi più plausibile, almeno sul piano osservativo, di una nube di gas in orbita attorno alla gigante rossa.
Negli ultimi anni, l’idea di Betelgeuse B ha raccolto indizi sempre più consistenti. Ora, grazie a un’immagine ottenuta con il gruppo francese, la prova appare molto più solida.
