Storie Web giovedì, Settembre 3

Il fenomeno del Niño quest’anno assumerà «proporzioni gigantesche». L’agenzia dell’Onu per il clima (Wmo) ieri ha voluto lanciare il suo allarme più forte di sempre da cinquant’anni a questa parte: il riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale, che periodicamente influenza piogge e temperature in vaste aree del mondo, nel 2026 avrà ripercussioni mai viste prima. «El Niño si sta intensificando sotto i nostri occhi – ha detto ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres – la scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e queste acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo è minacciato da condizioni meteorologiche estreme».

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Clima, Onu: “El Niño verso livelli eccezionali, pianeta in zona di pericolo”

Che El Niño quest’anno sarebbe stato più forte lo si sapeva da tempo, ma ieri gli esperti hanno assicurato di avere ormai in mano stime più che accurate, e che il fenomeno raggiungerà una forza mai registrata prima. L’agenzia delle Nazioni Unite prevede una probabilità prossima al 100% che El Niño, alimentato da temperature eccezionalmente elevate delle acque dell’Oceano Pacifico, persisterà fino a febbraio 2027. El Niño ha già avuto ripercussioni preoccupanti quest’anno sulle materie prime agricole delle aree tropicali, contribuendo a una grave crisi alimentare nell’America Centrale. «Se questa traiettoria continuerà – ha detto la segretaria generale della Wmo, Celeste Saulo – potrebbe essere più forte di qualsiasi evento osservato dall’inizio del nostro monitoraggio. Letteralmente fuori scala».

Un Niño molto intenso può modificare significativamente i regimi delle precipitazioni e delle temperature in tutto il mondo e favorire eventi meteorologici estremi, come tifoni e inondazioni da un lato, o una siccità spinta dall’altro. Tutti eventi che mettono a rischio l’ambiente, minano la sicurezza delle persone e provocano anche danni all’economia mondiale. L’aumento del calore causato da El Niño, per esempio, ha aggravato gli incendi boschivi in Indonesia e ha indebolito le piogge monsoniche in India, fondamentali per il raccolto del Paese. Più avanti nel corso dell’anno, sostengono gli esperti, gli effetti si estenderanno all’Australia, dove aumenteranno il rischio di incendi, e al Sudamerica, dove crescerà il pericolo di inondazioni intense.

El Niño verso un’intensità record: l’allerta del Met Office

A pagare il prezzo più caro di questo sconvolgimento climatico saranno soprattutto le popolazioni dell’America centrale e dell’Africa meridionale. Il Programma alimentare mondiale dell’Onu ha stimato che già a partire da questo mese, per colpa del Niño, 50 milioni di persone in più potrebbero trovarsi ad affrontare una grave crisi alimentare. Entro l’anno prossimo, la percentuale di persone a rischio di insicurezza alimentare grave potrebbe aumentare del 22%: qualcosa come 274 milioni di individui malnutriti in più. L’impatto del Niño farà sentire i suoi effetti anche in Africa orientale e nel Sudest asiatico: alcuni di questi Paesi stanno già registrando precipitazioni inferiori alla media, oppure inondazioni e temperature insolitamente elevate, mentre altri dovrebbero affrontare un peggioramento delle condizioni durante le prossime stagioni di semina e raccolta.

L’Accordo sul clima di Parigi del 2015 prevedeva l’impegno a mantenere l’aumento della temperatura mondiale entro il limite di 1,5 gradi in più rispetto ai livelli preindustriali, ma secondo l’agenzia per il clima dell’Onu sotto la superficie dell’Oceano Pacifico, in alcuni punti, le temperature hanno ormai superato la media di oltre 8 gradi. Temperature marine superiori alla norma sono previste anche in altre parti del mondo, tra cui l’Oceano Indiano, l’Atlantico tropicale e alcune zone della costa australiana. Per questo la Wmo ieri ha chiesto con forza ai governi un impegno urgente per accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, ridurre l’inquinamento da metano e proteggere terre, foreste e oceani.

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