Storie Web giovedì, Settembre 3

Le possibili risposte

Ma cosa potrebbe fare scattare una risposta militare diretta a fronte di attacchi riconducibili a una strategia di guerra ibrida? Secondo Marrone sarebbero probabilmente necessarie «presenza militare ostile e vittime». Il Patto Atlantico che nel 1949 ha dato vita alla Nato «definisce il caso di un attacco armato tradizionale, ma gli aggiornamenti strategici recenti includono attacchi cibernetici e spaziali come potenziali casi da Articolo 5, se con gravi conseguenze. La vulnerabilità dei satelliti, ad esempio, impatta forze armate, aviazione civile e sistemi finanziari» afferma l’esperto.

Anche se l’attacco di Lipsia avesse creato vittime, però, per far scattare la difesa collettiva prevista dall’Articolo 5 del Patto sarebbe stata necessaria la volontà dei paesi membri del Consiglio che, anche alla luce di un calcolo di proporzionalità, avrebbero valutato insieme come rispondere. Per esempio, come ricorda Marrone, la violazione dello spazio aereo polacco e di altri paesi confinanti con la Russia da parte di alcuni droni nei mesi scorsi ha portato alla convocazione del Consiglio Nord Atlantico sulla base dell’Articolo 4 del Trattato e a interventi mirati a rafforzare il fianco est dell’Alleanza. La risposta della Nato, però, in questi casi è stata resa più complicata dal fatto che i droni partivano da navi “ombra” o operatori interni.

Il caso di Lipsia

Secondo Marrone, l’attacco ibrido all’aeroporto di Lipsia segna «un aumento della gravità della minaccia russa», a conferma di un trend che indica «un aumento di frequenza e qualità degli incidenti». Il caso ha «prodotto una risposta politica e solidarietà Ue-Nato» ha aggiunto l’esperto.

Si è trattato però di un caso tutt’altro che isolato. Un report dell’International Institute for Strategic Studies mostra infatti che tra agosto 2024 e febbraio 2026 sono stati accertati 144 casi di violazioni dello spazio aereo europeo da parte di droni ed episodi avvenuti nelle vicinanze di aeroporti hanno interrotto il traffico, probabilmente raccogliendo informazioni di intelligence e testando le reazioni occidentali.

A fronte di queste minacce «l’attuale architettura europea di contrasto ai droni non è ancora all’altezza della minaccia, nonostante la Nato, l’Unione europea e i governi nazionali stiano dedicando maggiore attenzione al problema: il rilevamento è disomogeneo, le autorità legali sono frammentate, le opzioni di risposta sono spesso sproporzionate e l’attribuzione delle responsabilità rimane troppo lenta per garantire una deterrenza tempestiva».

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