Storie Web martedì, Luglio 14

Ci sarà da superare lo scoglio dei voti segreti in Aula alla Camera. Ma va registrata una schiarita nella maggioranza sul nodo delle preferenze alla legge elettorale. La Lega ha annunciato il voto a favore dell’emendamento firmato solo da FdI, Noi Moderati e Udc, che prevede il capolista bloccato e a seguire la possibilità di mettere fino a 3 preferenze, di cui una di genere, tra i candidati nei collegi plurinominali già scritti sulla scheda, che saranno alternati in ordine di genere. E Forza Italia è orientata nello stesso senso. Alla fine dunque il pressing di Giorgia Meloni ha avuto la meglio sugli alleati. Con i gruppi parlamentari di Fi e Lega che hanno preso atto della linea di Matteo Salvini e Antonio Tajani dai quali già nelle scorse ore era arrivato un via libera di massima, sia pure obtorto collo.

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Lega, ok all’emendamento sulle preferenze

«In vista dei voti previsti da oggi in Aula sulla legge elettorale, la Lega si è riunita per valutare l’emendamento proposto da FdI, Noi Moderati e Udc. Avendo riscontrato che si prevede un sistema misto che garantisce la governabilità e la possibilità di dare voce ai territori per la scelta dei propri rappresentanti, il partito darà indicazione al proprio gruppo alla Camera di esprimere un voto favorevole all’emendamento in oggetto» recita una nota della Lega. Anche Forza Italia è orientata a votare sì all’emendamento sulle preferenze. Anche se la posizione da tenere sarà ufficializzata solo dopo la riunione del gruppo dei deputati, convocata a mezzogiorno.

Pd pronto a chiedere il voto segreto sulle preferenze

Le resistenze alle preferenze tra i parlamentari della Lega e soprattutto di Forza Italia restano però forti. E resta il rischio per la maggioranza di andare sotto in occasione dei voti segreti che l’opposizione, a partire dal Pd è pronto a chiedere su tutti gli emendamenti per i quali è consentito dal regolamento, compresele preferenze, proprio per far emergere i contrasti all’interno dei partiti del centrodestra

Preferenze strategiche

Quel che è certo è che, anche se il voto di fiducia è escluso, sulle preferenze (da sempre un pallino della premier) Meloni ci ha ha messo la faccia. La presidente del Consiglio sa che il tema delle preferenze è molto popolare. E deve schivare il fuoco “amico” di Roberto Vannacci che da settimane cannoneggia a favore dell’introduzione delle preferenze. C’è poi la necessità di prevenire una possibile sentenza additiva della Consulta in caso di ricorso preventivo. Chi si prenderà la responsabilità di affossare la riforma elettorale con possibili conseguenze sulla tenuta del governo? Anche perché davvero le preferenze non sono un problema per i partiti medio-piccoli come la Lega e Forza Italia.

Da una elaborazione di Youtrend basata su 3mila simulazioni probabilistiche per ciascuna Camera, con il capolista bloccato l’impatto delle preferenze dipenderebbe dalla dimensione del partito. Per una lista che si attesta attorno al 10% dei voti la quota degli eletti con le preferenze sarebbe marginale, attorno al 5%. La novità, insomma, riguarderebbe solo Fratelli d’Italia e Pd. Anche per questo FdI conta sul fatto che, nel voto segreto, possa arrivare il soccorso rosso di quei dem che temono di essere fatti fuori dalla segretaria Elly Schlein ma che hanno un buon radicamento territoriale, ossia i molti “bonacciniani” della ex minoranza di Energia popolare. Non è un caso che il Pd non abbia presentato modifiche sulle preferenze, facendosi scavalcare dal M5s con un emendamento per l’introduzione di preferenze «vere» al posto di quelle «truffa» con i capilista bloccati.

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