Storie Web mercoledì, Giugno 17

Non c’è solo la crisi dello Stretto di Hormuz a minacciare le rotte marittime commerciali e di approvvigionamento energetico. Una eventuale chiusura di altri due colli di bottiglia come Bāb el-Mandeb, lo stretto che congiunge il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano, e del Canale di Suez rischierebbe di determinare una crisi sistemica per l’economia internazionale e la logistica globale, «penalizzando in particolar modo l’Italia e gli altri paesi rivieraschi del Bacino del Mediterraneo, e producendo effetti ben più ampi rispetto agli shock energetici che hanno accompagnato le guerre del Golfo».

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È quanto ha messo in evidenza il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. Intervenuto mercoledì 17 giugno in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato nell’ambito dell’esame congiunto della deliberazione del Consiglio dei ministri relativa alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per il 2026, adottata il 14 maggio, il generale ha messo in evidenza alcuni elementi.

Dopo l’intesa Usa-Iran traffico navale ancora bloccato a Hormuz

Portolano: «Il problema non riguarda solo Hormuz»

Il primo: «La crisi tra Israele, Iran e Stati Uniti ha reso evidente come Teheran sia un attore regionale capace di incidere simultaneamente sugli equilibri del Golfo Persico e del Medio Oriente, sulla libertà di navigazione e sulle dinamiche di sicurezza che interessano direttamente anche il Mediterraneo Allargato. In tale quadro, lo stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei punti più sensibili dell’intero sistema economico globale», ha affermato.

Tuttavia, ha immediatamente aggiunto, «il problema non riguarda soltanto Hormuz. L’ingresso al Mediterraneo Orientale è infatti caratterizzato dall’attraversamento di due ulteriori choke points (letteralmente “colli di bottiglia, ndr), Bāb el-Mandeb e Suez, e la loro eventuale inibizione, anche non contemporanea, determinerebbe non solo effetti nell’ambito del sistema di approvvigionamento energetico, quanto anche sul piano del traffico mercantile dei container, lasciando il Mediterraneo accessibile dal solo stretto di Gibilterra».

Gli effetti di una eventuale inibizione di Bāb el-Mandeb e Suez

«Ciò – ha continuato Portolano – determinerebbe una crisi sistemica che colpirebbe l’economia e le catene della logistica globali, penalizzando in particolar modo l’Italia e gli altri paesi rivieraschi del Bacino del Mediterraneo, producendo effetti ben più ampi rispetto agli shock energetici che hanno accompagnato le guerre del Golfo. L’evoluzione del conflitto tra Usa, Israele e Iran, che ha portato ad una significativa riduzione dei transiti marittimi attraverso lo stretto di Hormuz, continua ad essere caratterizzata da minacce connesse allo stretto di Bāb el-Mandeb. In questo senso, voglio ricordare che sopra la superficie del mare transita attraverso Bāb el-Mandeb poco meno del 15% del traffico commerciale marittimo e circa il 10% del traffico energetico globale».

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