Sette aziende della distribuzione su dieci adottano almeno una pratica di valorizzazione circolare delle eccedenze – donazione, riuso o riciclo – e quasi tutte le grandi insegne che pubblicano un bilancio di sostenibilità applicano anche misure di prevenzione, come le promozioni sui prodotti prossimi alla scadenza o i sistemi di ottimizzazione delle scorte. È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano, presentata oggi 17 giugno e condotta su un campione di 867 imprese con più di nove dipendenti. Il quadro è però disomogeneo: tra Gdo e piccole imprese il divario resta marcato.
L’agenda europea indica la donazione per fini sociali come forma prioritaria di valorizzazione: è praticata dal 44,5% delle imprese. Ma mentre le grandi donano nell’83% dei casi con continuità, le piccole e medie si fermano rispettivamente al 42% e al 46%. La donazione non esclude altri approcci: il 54% delle imprese donatrici adotta anche ulteriori forme di riuso, contro il 40% delle non donatrici. Tra chi non dona, il 43% adotta comunque almeno un’altra pratica: il 24% forme di riuso, circa il 13% riciclo e recupero.Il settore recupera così circa 135 mila tonnellate di eccedenze l’anno, per un contributo sociale stimato in quasi 632 milioni di euro.
Solo il 43% delle imprese monitora le proprie eccedenze, quota che sale al 76% tra le grandi ma scende al 47% tra le piccole. È una lacuna rilevante perché misurare lo spreco è condizione necessaria per pianificare interventi mirati – e gli obiettivi da centrare sono ora vincolanti: la Direttiva Ue 2025/1892 impone entro il 2030 una riduzione del 30% pro capite dei rifiuti alimentari nel commercio al dettaglio rispetto alla media 2021-2023. Per la distribuzione italiana, che nel triennio ha prodotto in media oltre 565mila tonnellate annue di rifiuti alimentari, l’obiettivo corrisponde a circa 170mila tonnellate annue da eliminare. «Per centrare questi traguardi sarà necessario un salto di scala, basato su collaborazioni tra stakeholder e un impulso all’innovazione», osserva Paola Garrone, responsabile scientifica dell’Osservatorio con Barbara del Curto.
Sul fronte tecnologico, l’Osservatorio ha censito anche 198 startup internazionali attive contro lo spreco, fondate tra il 2021 e il 2025, con finanziamenti complessivi superiori a 336 milioni di dollari.
Il Regolamento Ppwr, inoltre, trasforma in requisiti obbligatori scelte finora volontarie: riciclabilità, contenuto di materiale riciclato, riduzione del peso, composizione chimica, etichettatura. Le incertezze maggiori riguardano la traduzione operativa: dalla definizione delle classi di prestazione per il design for recycling alla disponibilità di materie prime seconde idonee al contatto alimentare, fino alla gestione di Pfas e sostanze soggette a restrizione.













