Storie Web martedì, Maggio 19

In aula, infatti, non si è discusso soltanto dei rapporti fra i fondatori di OpenAI, ma anche del modello economico e strategico che sta ridefinendo l’intero settore dell’intelligenza artificiale. Durante il processo, durato undici giorni, il confronto si è concentrato anche sulla credibilità personale dei protagonisti. I legali delle due parti hanno attaccato direttamente Sam Altman ed Elon Musk, accusandosi reciprocamente di avere usato la retorica dell’interesse pubblico per giustificare obiettivi finanziari.

La posta in gioco era altissima. OpenAI è oggi innegabilmente uno degli attori centrali dell’economia dell’intelligenza artificial. Il fiore all’occhiello dell’AI statunitnese, forse insieme alla rivale Anthriopic. E i rumors sono sempre più insistenti circa una possibile quotazione che, secondo diverse stime circolate sul mercato, potrebbe portare la valutazione vicino ai 1.000 di dollari.

Per riavvolgere il nastro, va ricordato che Musk aveva citato in giudizio Altman e OpenAI nel 2024, sostenendo che avessero violato l’impegno di mantenere il laboratorio di intelligenza artificiale come organizzazione no-profit. Musk aveva contribuito alla fondazione di OpenAI nel 2015, ma aveva lasciato il consiglio di amministrazione tre anni dopo.

Anche Microsoft, che aveva investito in OpenAI già nel 2019, era stata citata in giudizio, con Musk che accusava il colosso del software di aver agevolato e favorito la startup di intelligenza artificiale nella presunta violazione del suo vincolo. Il team di Musk chiedeva al tribunale di obbligare OpenAI e Microsoft a restituire fino a 134 miliardi di dollari di “guadagni illeciti”, a rimuovere Altman e il presidente di OpenAI Greg Brockman dalla leadership e ad annullare la ristrutturazione aziendale del 2025, che aveva permesso la crescita della sua divisione a scopo di lucro.

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Musk sosteneva che qualsiasi somma dovesse essere restituita all’“ente benefico OpenAI”, piuttosto che a lui. Musk ha testimoniato di aver donato circa 38 milioni di dollari a OpenAI con la convinzione che avrebbe sviluppato l’intelligenza artificiale “a beneficio dell’umanità”, non per arricchire una singola persona. Gli avvocati di OpenAI hanno sostenuto che le donazioni di Musk non erano soggette ad alcuna restrizione e che la ristrutturazione aziendale era l’unico modo per competere, in una costosa corsa contro DeepMind di Google.

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