C’è chi lo definisce un anno di svolta: il 2025 delle tecnologie Xr ha visto il lancio di 17 nuovi modelli, che portano a 93 il totale oggi disponibile a livello globale. Una crescita più qualitativa che quantitativa, precisano gli esperti, perché l’Ai ha cambiato faccia all’offerta: se nel recente passato dominavano i visori per realtà virtuale e mista, oggi prevalgono soluzioni più orientate all’uso quotidiano come gli smart glasses (11 quelli che hanno debuttato lo scorso anno, rispetto a 6 visori tradizionali), a riprova di un comparto che punta ad intercettare scenari di applicazione più ampi.
Il primo dispositivo Ai-native
In ambito hardware uno degli annunci più significativi è stato il Samsung Galaxy Xr, primo dispositivo “AI-native”, in cui l’intelligenza artificiale è parte integrante dell’architettura del dispositivo per gestire sensori e contenuti in tempo reale, aumentando sensibilmente la fluidità e il livello di personalizzazione delle interazioni con le applicazioni immersive. Sul fronte software, invece, l’arrivo del sistema operativo Android Xr apre gli orizzonti verso una maggiore interoperabilità. «Attualmente – come spiega Claudio Conti, Direttore dell’Osservatorio Xr Technologies & Immersive Experience del Politecnico di Milano – l’ecosistema è frammentato, con molteplici piattaforme e dispositivi che non sono sempre compatibili tra loro. La conseguenza è che le aziende temono dei forti lock-in oppure elevati costi di portabilità di una soluzione da un dispositivo all’altro. Se il sistema di Google diventasse lo standard dominante, potrebbe ridurre questa frammentazione, favorendo la diffusione di applicazioni di extended reality su una vasta gamma di prodotti».
La sensazione è che, come successo in altri contesti del digitale, il numero di piattaforme operative di riferimento sarà estremamente ridotto (2 o 3 secondo Conti) mentre la maggiore standardizzazione andrà comunque ad ampliare il numero di “device maker” e di sviluppatori coinvolti.
Aziende prudenti, prevale il B2C
La domanda che ricorre fra gli addetti ai lavori è la seguente: quante aziende sapranno trasformare le sperimentazioni in progetti strutturati e integrare le tecnologie Xr nei modelli operativi? Al netto del dato che vede circa la metà delle iniziative non essere dichiarata pubblicamente, la domanda aziendale procede con cautela. Dal 2020 a oggi si contano infatti 735 sperimentazioni sviluppate da imprese italiane, di cui 290 in ambito B2B/B2E (Business to Employee) e 445 nel B2C. Nel mondo business, i nuovi progetti registrati nel 2025 sono 48 (il 7% in più rispetto all’anno precedente), spaziano dal supporto alla forza lavoro sul campo alla prototipazione e riguardano soprattutto tre settori: il manifatturiero ne concentra il 30%, seguito da sanità (18%) e utility & energy (11%).
L’impatto delle soluzioni immersive
In chiave consumer, invece, le 71 nuove progettualità dell’anno passato segnano un calo del 9% e mantengono prevalentemente un carattere sperimentale, spesso legato a marketing ed engagement. Eppure, dove la tecnologia Xr è stata adottata, i risultati sono tangibili: l’86% delle imprese che hanno implementato soluzioni immersive dichiara di aver raggiunto pienamente o in buona parte gli obiettivi prefissati, il 66% prevede un impatto rilevante sui processi nei prossimi tre anni e oltre la metà intende sviluppare “proof of concept” entro dodici mesi.











