Dalla generazione di contenuti ex novo alla riscrittura di testi già elaborati: l’intelligenza artificiale è entrata “a valanga” nel mondo della comunicazione e la vicenda, raccontata da The Verge, che vedrebbe Google al lavoro per istruire i suoi modelli a modificare automaticamente i titoli degli articoli direttamente nella pagina dei risultati di ricerca (alterandone in alcuni casi il significato) è sintomatica della profondità della trasformazione che stiamo vivendo. Giornalisticamente parlando, è un passaggio cruciale, perché il titolo è la prima chiave interpretativa di una notizia e rappresenta, nella sostanza, una sorta di patto implicito tra chi scrive e chi legge. Che poi le leggi dell’audience online (e quindi del traffico Web prodotto dagli utenti) abbiamo un po’ scalfito questa convenzione facciamo finta di dimenticarlo. Il tema al centro dell’attenzione è un altro: se la riscrittura automatica (di titoli o addirittura articoli già pubblicati) diventa prassi, il rischio è quello di una progressiva perdita di controllo da parte delle redazioni sulla propria produzione editoriale, con effetti potenzialmente distorsivi sulla percezione dei contenuti da parte dei lettori. Al centro del dibattito rimane quindi la contrapposizione tra quantità e qualità dell’informazione, che si riflette da una parte sul livello di veridicità e affidabilità della stessa e che vede dall’altra l’arrivo in campo di una nuova generazione di piattaforme basate su agenti AI in grado non solo di generare notizie, ma anche di certificarle.
La redazione “agentica” che certifica le notizie
Il compito di ProofPress, che si presenta al mercato italiano come il primo modello di giornalismo agentico in grado di replicare e automatizzare l’intero flusso di lavoro di una redazione grazie all’AI, è per l’appunto quello di produrre un’informazione certificata. Se Verify, l’algoritmo sviluppato in Silicon Valley nel 2024 che valida ogni notizia tramite “notarizzazione” Web3, è appena sbarcato in Italia grazie ad Andrea Cinelli, già deux ex machina della fabbrica di startup FoolFarm e della più recente Agentic Business Platform denominata Fasteer AI, l’idea alla base della piattaforma parte da più lontano, e precisamente dal 2022, quando un gruppo di 15 insider e nerd appartenenti all’ecosistema startup e venture capital dà vita (fra Milano, Lisbona, Berlino e Tel Aviv) a IdeaSmart, una rete di bulletin a uso interno definita con originalità (si era alla fine del periodo pandemico) “strumento di sopravvivenza informativa”. L’anno successivo entra in gioco l’AI generativa e con essa prende via via forma la redazione composta da 12 agenti specializzati che oggi (con l’integrazione di Verify) è il cuore di ProofPress e lavora a ciclo continuo monitorando circa 4.000 fonti su scala globale e selezionando le informazioni rilevanti. La vera novità che accompagna la piattaforma non è però nella produzione di contenuti, bensì nella loro certificazione. “ProofPress – dice convinto Cinelli al Sole24ore.com – è la nuova frontiera del fare giornalismo, perché rende la notizia vera, trasparente e a prova di fake”. Il modello, racconta ancora il manager italiano, nasce da un’esigenza precisa, quella di contrastare il calo di fiducia dei lettori all’aumentare in modo esponenziale dei contenuti accessibili. Un paradosso al quale la piattaforma nata all’interno dell’ecosistema IdeaSmart risponde con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’informazione in risultati utilizzabili senza rischi, proprio perché accompagnati da un layer di verifica automatica.
Dalla verifica al “sigillo”: come funziona la piattaforma
L’architettura di ProofPress ricalca la struttura di una redazione tradizionale, ma la distribuisce su agenti software: dal monitoraggio delle fonti alla scrittura, dalla verifica alla pubblicazione, ogni fase è gestita da componenti autonome che operano in parallelo. Il sistema effettua un controllo multilivello sui contenuti analizzando migliaia di fonti in tempo reale, incrocia i dati, verifica l’identità degli autori e produce un report di affidabilità prima della pubblicazione. Alla fine del processo, ogni articolo riceve un “bollino” che consente al lettore di risalire alle fonti e al metodo di verifica. “Oggi chiunque può produrre contenuti con l’AI – osserva ancora Cinelli – ma la vera innovazione è creare un sistema in cui ogni notizia è tracciabile, verificabile e non alterabile”. Il magazine ProofPress stesso, a cui è possibile registrarsi gratuitamente, rappresenta una dimostrazione operativa del modello: parliamo a tutti gli effetti di una testata AI-native che produce contenuti verificati su base quotidiana. Il cuore della piattaforma è come detto il protocollo Verify, che introduce nel ciclo editoriale un passaggio tipico dei sistemi di notarizzazione digitale: il meccanismo ricorda infatti da vicino quello della blockchain e si basa sull’associazione di un’impronta univoca a un determinato contenuto, capace di garantirne integrità e autenticità nel tempo (qualsiasi modifica, anche minima, genera infatti un hash diverso, rendendo immediatamente rilevabile ogni alterazione). Nel caso di ProofPress, questo principio viene applicato alla notizia e il contenuto lavorato dagli agenti viene analizzato e confrontato con fonti certificate sottoposto a un processo di validazione multilivello e infine “sigillato” con un hash (e quindi un algoritmo) crittografico immutabile. Il risultato finale è un contenuto verificabile a posteriori e aperto al lettore, che può accedere al dettaglio delle fonti e al processo di validazione delle stesse.
Il ruolo (centrale) dell’uomo e la scalabilità del modello
La domanda è lecita: la redazione di agenti AI mette alla porta il il giornalista? Il modello ProofPress, nonostante il suo elevato grado di automazione, non lo esclude, bensì lo riposiziona aumentandone le capacità. Il paradigma è quello (ampiamente dibattuto) dell’human in the loop e nel caso specifico questo si manifesta in una componente umana che definisce la linea editoriale, il tono e le fonti di riferimento e supervisiona il lavoro dell’intelligenza artificiale. “L’essere umano – assicura Cinelli – è sempre al centro e controlla e coordina tutto, mentre gli agenti eseguono, verificano e certificano”. L’idea, calata all’interno di IdeaSmart, è combinare scalabilità e controllo qualitativo creando le condizioni per cui una singola persona può gestire una produzione che, in un contesto tradizionale, richiederebbe un gruppo di lavoro strutturato. La piattaforma, come conferma ancora Cinelli, è attualmente in fase di test presso due importanti editori italiani e il suo impiego, non a caso, è legato alla possibilità di ampliare l’offerta di contenuti con nuovi verticali tematici, senza la necessità di costruire redazioni dedicate. L’altro fronte di applicazione è quello corporate, con aziende e organizzazioni potenzialmente interessate ad adottare la piattaforma per creare newsroom interne, canali di investor relations o sistemi di comunicazione verticale. La sfida è importante e pure provocatoria, giocando sulla misurabilità della fiducia: il mercato media italiano è pronto ad accettare e adottare un modello secondo il quale sistemi agentici possono non solo produrre contenuti, ma anche verificarli in modo più rapido e sistematico rispetto alle redazioni tradizionali?












