Per le aziende che conseguiranno la certificazione già nel 2026 – è uno scenario possibile per quelle che hanno policy più avanzate nel campo della conciliazione vita-lavoro -, lo sconto sui contributi parte dal 28 giugno 2026 (data di entrata in vigore della legge 112/2026, di conversione del decreto 1° maggio, che ha introdotto l’agevolazione). «Da questa settimana – spiega Sara Vitali, funzionario tecnico di Accredia – avremo i primi organismi ufficialmente accreditati per rilasciare la nuova certificazione sulle azioni di conciliazione tra vita familiare e lavoro. L’attività di alcuni organismi presso le aziende interessate a conseguire l’attestato è già cominciata – aggiunge – e Accredia ha seguito le verifiche in corso, proprio per poter rilasciare gli accreditamenti».
Gli obiettivi da raggiungere
La nuova prassi Uni/Pdr 192:2026, pubblicata ad aprile scorso, nasce come una costola dalla Uni/Pdr 125:2022 sulla parità di genere. La nuova certificazione condivide alcuni obiettivi con la precedente, ma nei 28 indicatori di performance (Kpi) individuati, ne introduce di nuovi e più specifici. È stata ampliata, ad esempio, l’area di supporto alla genitorialità, che era già presente nella prassi sulla parità di genere. Due indicatori monitorano la percentuale dei padri lavoratori che fruiscono dei congedi di paternità e parentali (prevedendo soglie minime di fruizione). È premiata la presenza di politiche aziendali che integrino l’indennità economica durante i congedi parentali o che aumentino la durata dei congedi di paternità. Ha un peso rilevante la flessibilità oraria, in termini di smart working e accesso al part-time, anche per i caregiver. È premiata la presenza di piani di welfare aziendale con un budget dedicato alla famiglia. La direzione dell’azienda deve nominare un gruppo di lavoro interno e una figura responsabile per l’adozione e la continua applicazione della politica di conciliazione tra vita familiare e lavoro.
«La nuova certificazione – spiega Valentino Santoni, ricercatore di Percorsi di Secondo welfare, dell’Università degli Studi di Milano – dovrebbe incentivare lo sviluppo di un welfare aziendale più tagliato sui servizi. Oggi l’assistenza ai familiari non autosufficienti rappresenta appena l’1% della spesa totale dei lavoratori sulle piattaforme di welfare aziendale».
L’aiuto per la certificazione
