Storie Web domenica, Settembre 27

Siamo di fronte a una nuova crisi del debito sovrano? È probabilmente prematuro, come ritengono molti operatori, ma l’esperienza degli ultimi decenni ha dimostrato con quale rapidità i mercati possano passare dalla cautela alla sfiducia e come le tensioni possano propagarsi da un Paese all’altro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Ma se non siamo ancora dentro la tempesta perfetta che si è abbattuta sui mercati obbligazionari nel 2022, nel 2006, nel 1999 e, soprattutto, nel 1994, quando i gestori dei fondi rimasero spiazzati dall’inatteso rialzo dei tassi, con i portafogli sbilanciati sulle scadenze più lunghe, i primi acquazzoni hanno già iniziato a manifestarsi. L’86% dei fondi obbligazionari registra il segno meno davanti al dato di performance nell’ultimo mese, con punte che vanno oltre -5%. Stiamo parlando di prodotti finanziari dove sono depositati 492 miliardi degli italiani.

Una débâcle accusata non solo dai gestori che devono fare i conti con la politica d’investimento dichiarata da ogni singolo fondo che di fatto limita il loro spazio di manovra, ma anche da quelli senza benchmark che hanno amplia libertà di scelta dei titoli da inserire nei portafogli. Il calo è generalizzato. E le prospettive non sono rosee: tutto dipende da quanto il mercato abbia già scontato gli ulteriori rialzi dei tassi in arrivo, la loro tempistica e la repentinità dei movimenti.

C’è poi da porsi qualche domanda su come i fondi comuni obbligazionari continuino ad attrarre nuovi flussi di denaro: nei primi sette mesi del 2026 la raccolta netta ha superato i 4,4 miliardi di euro. Ad esserne attratti sono soprattutto i risparmiatori che diffidano delle Borse o, per meglio dire, coloro che non vogliono accollarsi troppo rischio sulle spalle e si accontentano di rendimenti minimi, ma non prossimi allo zero o addirittura negativi come ormai però spesso accade.

Rendimenti dei fondi obbligazionari che devono anche fare fronte in ogni caso, sia con risultati positivi sia negativi, con il peso dei costi che erodono le performance a discapito dei sottoscrittori. Le commissioni medie annue, che i gestori e le banche distributrici si ripartiscono anche nelle fasi di mercato negative sono pari all’1,04% e arrivano a superare in casi estremi il 4 per cento.

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