«La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani».
Lo dichiara il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nella ricorrenza della strage di via D’Amelio in cui il 19 luglio 1992 fu ucciso Borsellino e i cinque agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Con il «contributo» di «uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni», sottolinea il capo dello Stato, quel «disegno eversivo» è «stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti».
«Borsellino e Falcone simboli della riscossa civile»
«A trentaquattro anni dall’eccidio restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro – uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni – che hanno difeso la nostra comunità dal cancro mafioso”»
«Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese. Con la loro professionalità e il loro coraggio hanno istruito processi che prima non si riuscivano a celebrare. Con il loro impegno nelle istituzioni hanno dato allo Stato nuovi e più avanzati strumenti nella lotta alle mafie. Con la loro passione hanno seminato la cultura di legalità, insegnando ai giovani che la logica mafiosa va contrastata fin dai comportamenti quotidiani e dalla scuola. Il loro impegno è parte della coscienza democratica della Repubblica».
Piantedosi: la strage di via D’Amelio è una ferita indelebile
Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi «la strage di via d’Amelio rappresenta una ferita indelebile nella storia del nostro Paese. E allo stesso tempo ci ricorda con forza il valore della libertà. Ci racconta di eroi silenziosi che a rischio della vita hanno scelto di combattere la criminalità organizzata e le sue logiche di prevaricazione e violenza. Magistrati, uomini delle Forze dell’ordine, imprenditori, giornalisti che hanno difeso fino all’estremo sacrificio i valori più alti su cui si fonda la nostra democrazia. Un coraggio mai ostentato che ha permesso di tracciare una strada diversa. Il loro esempio ispira ancora oggi tutti coloro che senza risparmiarsi mettono le proprie energie al servizio del bene comune, facendo della lotta alle mafie una scelta di vita».
