Lunedì prossimo sarà l’ultimo giorno di taglio delle accise sul gasolio, che da una decina di giorni vale 6,1 centesimi al litro. Per il dopo, il Governo ha già indicato la strada delle accise mobili. Nel frattempo, però, i prezzi alla pompa hanno cominciato a scendere, e il quadro su cui era stata costruita quella scelta potrebbe non essere più lo stesso.
Le accise mobili
La strada indicata è quella delle accise mobili: un meccanismo ben conosciuto ormai. Meloni lo ha annunciato dopo il Consiglio dei ministri del 16 settembre: lo Stato tornerà «a riversare i maggiori proventi» per ridurre «il più possibile il costo alla pompa». Il concetto è stato ribadito, tra l’altro, anche nella lettera inviata pochi giorni fa alla Commissione europea. Martedì scorso, all’Italian energy summit del Sole 24 Ore a Milano, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha confermato la linea, con una formula prudente: «Al momento posso dirvi di sì».
Senza intervento
Il conto dello scenario senza sconto è presto fatto. Senza alcun intervento, il gasolio passerebbe dalla media di oggi, 2,247 euro al litro sulla rete stradale, a circa 2,308 euro. Resterebbe comunque sotto i livelli di appena cinque giorni fa, quando lunedì 28 settembre la media toccava 2,369 euro.
La mossa delle compagnie
In mezzo c’è stata la mossa delle compagnie. Quel lunedì Eni ha fissato sulla propria rete un tetto: 1,99 euro al litro per la benzina, 2,19 per il gasolio, per trenta giorni prorogabili. Ip si è mossa lo stesso giorno, Q8 e Tamoil nei giorni successivi, estendendo le riduzioni ai propri impianti un po’ alla volta. Oggi, tra le 3.847 stazioni Eni e le circa 3mila Ip già adeguate, i prezzi ridotti coprono quasi un terzo della rete. Il risultato si legge nelle medie: in meno di una settimana il gasolio ha perso 12,2 centesimi, il doppio dello sconto in scadenza. La benzina, rimasta fuori dai tagli da mesi, è scesa da 2,152 a 2,052 euro.
