NAIROBI – L’Africa «vuole investimenti, non carità». Per sbloccarli, bisogna rivedere «l’architettura finanziaria» che penalizza l’afflusso di capitali e «scoraggia» l’interesse finanziario per uno dei Continenti più in ascesa sul versante demografico ed economico. Nei suoi interventi di apertura e chiusura dell’Africa Forward, il primo summit franco-africano in un Paese anglofono, il presidente keniota William Ruto ha insistito contro i «bias» di investitori e agenzie di rating verso le economie africane e i rincari record sul costo del debito africano.
L’appello di Ruto riecheggia l’insofferenza crescente dei governi verso i giudizi creditizi internazionali, culminati nel lancio di un’agenzia continentale e il conflitto fra la banca multilaterale Afreximbank e Fitch. Il presidente francese Emmanuel Macron, co-organizzatore del vertice, ha accolto l’appello e assicurato che proporrà al G7 di giugno un meccanismo di garanzia sulle perdite degli investimenti, ricordando il pacchetto di 23 miliardi di euro «mobilitati» dal vertice e annunciato l’11 maggio. «Ruto sarà a fianco a noi» al G7, ha sottolineato Macron nell’intervento conclusivo, confermando il sostegno francese a una riforma del sistema finanziario e delle storture sfavorevoli alle economie africane.
Il segretario delle Nazioni unite Antonio Guterres ha ribadito l’esigenza di «riformare l’architettura finanziaria» e criticato lo spread sui prestiti che affatica le economie continentali. «I Paesi africani pagano un costo del debito pari al doppio della media» ha detto Guterres. «Questo non è un verdetto del mercato – ha detto – È un verdetto sull’ingiustizia».
La zavorra sul debito e il «sovrapprezzo» africano
La riforma della cosiddetta architettura finanziaria è una battaglia che sta conquistando sempre più terreno fra i leader del Continente ed è stata ingaggiata a più riprese dallo stesso Ruto. La rivendicazione di fondo è di un sistema del credito più equo e meno pregiudiziale verso le economie africane, affossate da quelle che gli analisti chiamano l’Africa Risk Premium: un sovrapprezzo sul costo del debito africano, gonfiato dai timori di insolvenza e una sopravvalutazione dei rischi impliciti negli investimenti sulle economie continentali.
Lo spread rievocato da Guterres si traduce in un conto extra di miliardi di dollari annui in interessi rispetto alle economie di altri continenti. Un rapporto del Fondo monetario internazionale del 2023 ha evidenziato che i Paesi africani pagano in media dall’1,5% al 2% rispetto alla media globale, un sovrapprezzo che si traduce in 15 miliardi di dollari annui in più in soli costi di servizio del debito. L’Africa Finance Corporation, un’organizzazione con sede a Lagos, alza l’asticella a 75 miliardi di dollari americani.









