Il punto di partenza, in apertura ieri dell’evento di presentazione dello studio “Sicurezza e indipendenza energetica: la rete di trasmissione come leva per la competitività”, promosso da Teha Group e Terna, l’ha delineato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel sottolineare «che la transizione energetica è una trasformazione profonda della vita quotidiana dei cittadini e del sistema economico nel suo complesso». Ma questa trasformazione profonda si inserisce in uno scenario geopolitico impattato da nuove guerre, come quella appena esplosa in Medio Oriente,che rimette al centro il tema della sicurezza energetica e rende sempre più cruciale il ruolo di Terna, in grado di conquistare sul campo – l’ha ricordato ieri la sua ad Giuseppina Di Foggia – il riconoscimento del mercato «come operatore affidabile e capace di sostenere investimenti di lungo periodo in un quadro di stabilità istituzionale e industriale».
Investimenti che generano, come ha spiegato Valerio De Molli, managing partner e ceo di Teha Group illustrando i risultati dello studio, «un impatto sistemico che va oltre il perimetro energetico, attivando valore, occupazione e filiere industriali nazionali».
Letta: occorre accelerare su un mercato unico dell’energia
Per coniugare sicurezza energetica e decarbonizzazione, occorre, dunque, lavorare su soluzioni strutturali. Tanto più in una fase come quella attuale che, se la guerra continuerà, come ha evidenziato l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, ora decano della IE School of politics, economics and global affairs all’IE University di Madrid e autore del Rapporto sul futuro del Mercato unico europeo, «mette ancora più a nudo, anche rispetto all’invasione russa dell’Ucraina, il fatto che l’Europa non è indipendente energeticamente». Non lo è, ha chiarito l’ex premier, perché «per l’energia, così come per la connettività e i mercati finanziari, siamo rimasti 27, non c’è un mercato unico». Su cui, invece, occorre accelerare già dal prossimo Consiglio Europeo, in agenda il 19 marzo, «che è una chance per vedere se c’è una volontà di fare un cambio di passo o se si vivacchia sui temi della competitività e dell’integrazione del mercato unico».
Il focus sulle soluzioni
Insomma, l’approdo finale è chiaro. E va perseguito senza tentennamenti anche nel bel mezzo di nuove crisi. Certo quella attuale, ha evidenziato l’ex presidente di Arera, Stefano Besseghini, «è potenzialmente molto profonda, per certi versi peggiore di quella ucraina, quando ci siamo dovuti confrontare con la perdita di una rotta importante per l’Europa, ma era una sola. Qui siamo nel cuore della produzione primaria, con ricadute sistemiche a livello mondiale molto importanti, ma oggi abbiamo strumenti nuovi ed esperienza a disposizione». Ma dobbiamo comunque trovare, ha suggerito Pietro Maria Putti, ad del Gme (Gestore dei mercati energetici), «soluzioni tecniche che tengano conto di alcuni elementi fondamentali che non possono essere ignorati: le rinnovabili sono intermittenti, è un dato naturale, ma il sistema della produzione energetica e delle reti necessita di un approvvigionamento costante». Ergo, secondo Putti, serve un mix che garantisca sicurezza delle forniture e autosufficienza energetica. E in quel mix le rinnovabili saranno in prima linea perché la spinta in questa direzione, come ha osservato Francesco La Camera, direttore generale di Irena, «non deriva solo da benefici ambientali, ma soprattutto dalla convenienza economica e dal contributo alla sicurezza energetica, grazie a un modello più decentralizzato e resiliente».
Il contributo dei porti
Un modello in cui anche l’elettrificazione dei porti, come ha rimarcato il sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Antonio Iannone, avrà un peso importante: «Il Mit è impegnato nella realizzazione di questa strategia che riguarda 37 porti: ci sono già realizzazioni pronte, penso a Gioia Tauro, mentre il porto di Genova dovrebbe essere pronto per l’estate».




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