Un giro d’affari che in Italia supera i 9 miliardi di euro. È la stima 2026 dell’impatto economico del turismo outdoor, formula di vacanza che negli ultimi anni è scelta da milioni di turisti di tutta Europa. Per quanto riguarda l’offerta, l’Italia è il secondo mercato del continente, alle spalle della Spagna, e precede la Francia. Quest’anno la spesa diretta per le vacanze all’aria aperta nel nostro Paese sarà superiore ai 5,12 miliardi di euro, considerando una spesa media diretta pro capite giornaliera di circa 75 euro. Considerando le componenti indirette e l’indotto si arriva a più di 9,1 miliardi. Valore che secondo le analisi di Thrends, società di marketing turistico, per la sesta edizione dell’Osservatorio del turismo outdoor realizzato per Human Company, può arrivare a un massimo di 13,3 miliardi di euro.
Quest’anno le presenze in campeggi, resort e villaggi saranno 68,4 milioni di pernottamenti con un +0,4% sul 2025. Il motore saranno gli arrivi dall’estero con 37,8 milioni di notti pari a una quota del 55%. Dal post Covid gli italiani hanno scoperto questo tipo di vacanza e circa 30,6 milioni di pernottamenti con un trend stabile. Il confronto con il 2019 evidenzia una crescita a doppia cifra, si sfiora il +14%, della domanda estera mentre il mercato domestico per lo stesso periodo segna un -9,2%.
«Superata la fase di rimbalzo dopo la pandemia l’Italia si conferma il secondo mercato in Europa – rimarca Domenico Montano, general manager di Human Company, azienda attiva da oltre 40 anni nel turismo open air -. Ora l’offerta deve passare dalla qualificazione e l’innovazione dell’offerta». Un trend che vede un costante percorso di crescita per aumentare qualitativamente l’offerta sia sul fronte del comfort, sempre più assicurato dalle case mobili, che nei villaggi dei principali operatori hanno raggiunto una penetrazione del 30%, e dai servizi in linea con quelli offerti dagli hotel a 3 e 4 stelle.
Sul territorio il baricentro dell’offerta è a Nord Est. Tra lago di Garda, il delta del Po, la costa veneta tra Caorle e Jesolo e la Romagna qui ci sono i villaggi più grandi che accolgono migliaia di vacanzieri fidelizzati che arrivano da tutta Europa. In questa macro area, grazie alla vicinanza con i mercati di lingua tedesca e del Nord Europa, nel 2025 si è concentrato quasi il 46% dei pernottamenti, 31,4 milioni, con una crescita di mezzo punto percentuale. Seguono il Centro, con altri 16,7 milioni di notti, il Sud e le isole (10,6 milioni) e il Nord-Ovest (9,5 milioni). Quest’anno continua a pesare il clima d’incertezza scatenato dall’attuale situazione geopolitica e dal prezzo del petrolio, così lo scenario che gli analisti di Thrends disegnano è quello di una sostanziale stabilità della domanda.
Per la prima volta Human Company e Thrends analizzano l’andamento del settore a livello europeo. Nel 2025 in Europa sono stati registrati circa 3 miliardi di pernottamenti in tutti i tipi di strutture ricettive con un +2,2% sull’anno precedente. La formula della vacanza all’aria aperta invece ha visto poco più di 413,2 milioni di notti (+14%) di cui quasi 154 milioni nella sola Francia. Nel 2025 in sei Paesi – Francia, Italia, Spagna, Germania, Olanda e Croazia – sono stati registrati 351,3 milioni di pernottamenti.










