America First, determinata a far valere la propria forza, dall’emisfero occidentale al Medio Oriente e oltre. Donald Trump ha rilanciato dal podio dell’Onu il ruolo aggressivo degli Stati Uniti sotto la sua presidenza. Ha denunciato come illegittime esistenti organizzazioni internazionali del sistema delle Nazioni Unite, dall’Unesco alla Corte Internazionale di giustizia al Consiglio dei diritti umani. Messo in guardia da ipotesi di nuovi forum, quali la cooperazione su Ai. Soprattutto, ha minacciato nuovamente di «annientare» l’Iran se non scenderà a patti e invocato una mano pesante nelle Americhe, compresa la promessa di svolte a Cuba, pur rivendicando allo stesso tempo di voler portare o aver portato la pace dall’Ucraina a Gaza, dove la violenza continua.
«Altri hanno parlato, io ho agito – ha detto in 35 minuti di intervento – altri hanno menzionato la pace, io l’ho fatta. Altri hanno ignorato minacce, io le ho affrontate». A Teheran Trump ha riservato il linguaggio più duro, difendendo la guerra che ha scatenato. «Ho una grande decisione da prendere: arriveremo ad un accordo con l’Iran…oppure distruggerò rapidamente la Repubblica Islamica, spedendola all’inferno». Ha ipotizzato che un’intesa possa ancora materializzarsi dopo le elezioni di Midterm negli Usa, quando gli iraniani capiranno che l’esito delle urne, dove il partito repubblicano del presidente rischia la sconfitta, non influirà sull’atteggiamento della Casa Bianca. Segno delle incerte manovre in corso, alti rappresentati Usa (Jared Kushner e Steve Witkoff) e iraniani si sono incontrati per ben tre ore ieri a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, a detta dello stesso presidente.
Trump, in veste diplomatica, prima del discorso ha anche fatto appello al leader russo Vladimir Putin perché «risolva il conflitto» e faccia la pace con l’Ucraina. Ha poi aggiunto che potrebbe usare, se necessario, una recente legge approvata dal Congresso americano per strette sulle sanzioni a Mosca. Ma ha affermato di credere che Mosca e Kiev «ne abbiano avuto abbastanza» di tragiche ostilità. Incontrando l’ucraino Volodymyr Zelensky, su de-escalation, tregue in attacchi a obiettivi energetici e forniture di armi, ha azzardato: «Troveremo una soluzione».
Al centro del suo discorso, Trump ha tuttavia posto la sua visione di America First. Ha dipinto un’età dell’oro negli Usa che gli assicura autorità senza pari e, rivolto alle crisi internazionali, ha riservato toni d’assalto anche alla regione delle Americhe. «Ai vincitori spettano le spoglie», ha detto parlando del Venezuela, dove ha deposto manu militari Nicolas Maduro e oggi vanta ampio controllo sulle riserve energetiche. Ha pronosticato una caduta del regime di Cuba, accusato di essere al centro di infiltrazioni e trame sovversive contro gli Usa. «L’azione in Venezuela – ha invocato – dimostra che non permetteremo a minacce all’America di mettere radici nel’emisfero occidentale e che se necessario useremo la nostra impareggiabile potenza militare per garantire i vitali interessi nazionali degli Stati Uniti». Successivamente ha visto la leader di Caracas oggi sostenuta dagli Usa, Delcy Roidruguez, ex vice di Maduro. Trump ha inoltre parlato di successi nella lotta al narcotraffico attraverso il controverso ricorso alle forze armate americane per la distruzione di imbarcazioni sospette. Rapporti dell’Onu hanno definito come possibili crimini contro l’umanità l’uccisione di 230 persone in simili operazioni.
Il presidente ha sottolineato il rafforzamento della frontiera non solo meridionale ma settentrionale dell’America, grazie all’accordo di sicurezza sulla Groenlandia con la Danimarca, che ha firmato nel pomeriggio a margine dell’Onu. Ha promesso la costruzione di «due grandi basi militari» nel territorio semi-autonomo, in realtà già possibili sulla base di precedenti intese. Il futuro della Groenlandia aveva provocato seri strappi nella Nato, davanti a mire di aperta conquista espresse da Trump, che però ieri ha complimentato dal podio il Segretario generale Mark Rutte. Trump ha infine visto il neo premier britannico Andy Burnham, definito un «uomo d’affari naturale» che «capisce».








