NEW DELHI – L’Asian Development bank (Adb) mercoledì ha pubblicato l’aggiornamento del suo outlook in cui prevede che quest’anno le economie in via di sviluppo della regione Asia-Pacific, cresceranno del 5%, in leggero rialzo rispetto al 4,9% stimato a luglio, ma mezzo punto in meno del 5,5% del 2025. Le previsioni sull’inflazione regionale sono state riviste al ribasso al 4,2% per il 2026, ma al rialzo al 3,5% per il 2027. In entrambi i casi si tratta di cifre decisamente più alte rispetto al 3% registrato lo scorso anno, frutto di una revisione da 78 a 90 dollari al barile del prezzo medio del petrolio.
Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente – si legge nel documento – e la nuova escalation della guerra della Russia in Ucraina hanno mantenuto i prezzi dell’energia elevati e volatili. Due fattori a cui si sommerà un El Niño particolarmente intenso e destinato a rappresentare un’ulteriore sfida per le prospettive di crescita di una regione particolarmente esposta agli effetti del cambiamento climatico.
«I rischi restano orientati al ribasso», spiega nel rapporto il Chief economist dell’Adb Albert Park. «Un’ulteriore escalation dei conflitti o effetti di El Niño più gravi del previsto potrebbero frenare la crescita economica e spingere l’inflazione a livelli più elevati». Le anomalie climatiche stanno già mettendo a rischio i raccolti in numerosi Paesi, dall’India alla Thailandia, mentre la diminuzione delle precipitazioni sta riducendo la produzione di energia idroelettrica e ostacolando il traffico marittimo in arterie strategiche come il Canale di Panama.
In India la stagione monsonica si sta concludendo con un deficit di precipitazioni che sarà compreso tra il 10 e il 15%, un dato poco rassicurante per un Paese in cui più del 46% della forza lavoro è impiegata in un settore agricolo già sotto stress per via dell’aumento dei prezzi dei fertilizzanti causato dalla guerra in Medio Oriente.
Nel corso del 2026 molti Paesi sono ricorsi a sussidi per attutire l’impatto della crisi energetica sul costo della vita, ma con livelli di prezzi di gas, petrolio e derivati ostinatamente più alti rispetto alle previsioni pre-belliche gli effetti stanno lentamente percolando verso l’economia reale e sono destinati a essere avvertiti soprattutto in quei Paesi in cui la spesa alimentare pesa di più sul paniere dei consumi delle famiglie. Primi fra tutti i popolosi Paesi dell’Asia del Sud come India, Pakistan e Bangladesh.








