Gli investitori pazienti hanno cominciato da tempo, in tutto il mondo, ad allontanarsi dal settore obbligazionario governativo spostandosi su fondi ed Etf e anche su strumenti di finanza alternativa (private equity, hedge, real estate). Motivo? Il “secolare” fenomeno del calo dei tassi successivo alla grande crisi finanziaria del 2008 e al post Covid. È la sintesi dello studio – pubblicato questo mese – dal titolo “Global pension asset allocations and debt markets” (La distribuzione degli investimenti dei fondi pensione a livello globale e i mercati obbligazionari), elaborato dal dipartimento economico-monetario della Banca dei regolamenti internazionali (Bis).
Usa ed Europa
Gli analisti della Bis mettono in evidenza che negli Stati Uniti la quota di obbligazioni è crollata da circa il 40% dei primi anni 80 al 10% nel 2023. Non solo. All’interno di tale categoria, il disinvestimento ha riguardato sia il debito privato che quello pubblico; quest’ultimo, in particolare, è sceso dall’11% di fine anni 80 a circa il 5% del patrimonio totale nel 2025.
Trend in calo pure per le economie europee più avanzate dove i fondi pensione hanno ridotto la propria esposizione diretta alle obbligazioni dal 35% dei primi anni 2000 a meno del 20% negli anni più recenti.
Due tipi di schemi previdenziali
Nel report della Bis viene sottolineato poi un altro fenomeno che pesa sull’addio ai bond ovvero lo spostamento dallo schema previdenziale a prestazione definita (certo l’importo della pensione finale, mentre la contribuzione può variare) verso quelli a contribuzione definita (certi i versamenti periodici ma l’importo della pensione finale è variabile). «Poiché i piani a prestazione definita promettono un importo pensionistico fisso per tutta la vita e l’aspettativa di vita è aumentata – spiegano gli analisti Bis –, crescono anche le risorse necessarie per mantenere tali promesse. Di conseguenza, l’allungamento della vita della popolazione genera pressioni sui bilanci degli enti che sponsorizzano questi piani, rendendo i sistemi a prestazione definita più difficili da gestire». I fondi a contribuzione definita, come quelli italiani di secondo pilastro, sono dunque molto più legati alle dinamiche di mercato. Da qui, in generale, la caccia al rendimento evidenziata dallo studio: un motivo in più che si aggiunge al contesto del secolare calo dei tassi.
Viene inoltre sottolineato che entrambi i tipi di fondi pensione si stanno spostando verso fondi ed Etf, benché quelli a contribuzione definita partissero già da una quota più sostanziosa di questo tipo di strumenti.













