Storie Web giovedì, Giugno 18

Sovranità digitale non significa necessariamente tenere i propri dati entro i confini nazionali, appoggiandosi a un’alternativa locale rispetto al cloud degli hyperscaler e quindi alle piattaforme delle varie Aws, Google e Microsoft. In un dibattito che negli ultimi anni si è arricchito di slogan fra piani industriali e strategie governative sotto l’insegna dell’indipendenza tecnologica, quella di cui sopra è probabilmente una delle prime distinzioni da fare. Per Agostino Santoni, Senior Vice President South Europe di Cisco, il punto di partenza dovrebbe essere infatti un altro. «A me piace parlare di autonomia strategica – spiega il manager italiano al Sole 24 Ore – e la grande richiesta che riceviamo dalle aziende clienti è infatti quella di capire quali processi di business devono essere sovrani e quali invece possono utilizzare tecnologie di cloud pubblico».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Oltre la localizzazione delle informazioni

La differenza, agli occhi di imprese private e PA, non può essere banale e apre a una riflessione che va oltre la semplice localizzazione delle informazioni e a una soluzione al problema del controllo operativo dei propri dati solo di natura solo infrastrutturale.

Dopo le grandi ondate di trasformazione alimentate dalla migrazione in cloud, dalla cybersecurity e dalla sostenibilità energetica, la sovranità è diventata il nuovo attributo richiesto alle infrastrutture digitali. Cosa significa questo? Secondo Santoni, la prima domanda che aziende e pubbliche amministrazioni devono porsi nasce dalla classificazione dei processi di business, e di conseguenza chiedersi quali applicazioni sono davvero critiche e richiedono un controllo diretto e quali invece possono beneficiare della velocità e della scalabilità offerte dai grandi provider internazionali.

Santoni: tecnologia, operation e giurisdizione

Una risposta univoca non c’è, perché per una banca, un operatore energetico o un gestore aeroportuale il tema assume una rilevanza diversa rispetto a un’impresa manifatturiera. «Dobbiamo garantire a ogni organizzazione – osserva in proposito il VP di Cisco – la possibilità di scegliere». La residenza del dato, in altre parole, rappresenta solo una componente della questione perché fattori altrettanto importanti sono anche chi gestisce l’infrastruttura e quale ordinamento giuridico esercita il controllo in caso di controversie o incidenti. «La sovranità – va direttamente al punto Santoni – è tecnologia, operation e giurisdizione».

La discussione sulla sovranità digitale europea si intreccia inevitabilmente con quella della predominanza degli attori extraeuropei nel campo dei servizi cloud, dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale ma la chiave per centrare l’obiettivo dovrebbe essere meno legata alla proprietà delle piattaforme e più alla capacità di governarne e gestirne l’utilizzo.

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