Storie Web venerdì, Ottobre 2

I cinesi sanno costruire umanoidi che corrono, ballano e fanno tai chi. Come farli lavorare in una fabbrica europea, invece, lo chiedono a Modena. La Sir, integratore fondato nel 1984 dall’ingegner Luciano Passoni, in quarant’anni ha realizzato oltre 4mila impianti, dalla singola cella con un robot alle linee lunghe 200 metri con 50 robot, per clienti come Ferrari, Porsche e Mercedes. Oggi, guidata dal figlio Davide, conta 115 persone in Italia, una sede commerciale e di assistenza negli Stati Uniti e uno stabilimento in Cina che lavora solo per il mercato locale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’asse con la Cina

Dal 2015 la maggioranza è di Wolong, colosso cinese dei motori elettrici, che l’ha rilevata da Siti B&T di Formigine. Una proprietà che finora ha lasciato mano libera sulle strategie. Wolong è anche azionista e fornitore di Agibot, tra i principali produttori di umanoidi. Attraverso questo canale Sir importa i robot e li adatta al mercato europeo, a partire dalle normative. In senso inverso, dalla Cina arrivano quasi ogni giorno richieste di consulenza: l’hardware è avanzato, manca l’esperienza sul campo. Capita, per esempio, che i protocolli anticollisione impediscano ai due bracci dello stesso robot di avvicinarsi.

Il know how

Modena mette sul tavolo la sua esperienza e una regola: l’umanoide va solo dove oggi non c’è una macchina. Il robot industriale resta più veloce, più preciso e capace di sollevare carichi maggiori. Soprattutto, è già pronto per quel lavoro. Usare un umanoide per caricare una macchina utensile significa ripetere l’errore già visto con i cobot. Anche dove l’umanoide potrebbe funzionare, oggi pesano tempi ciclo e costi. Per gestire i resi di Zara, per esempio, Sir ha scelto i cobot: con visione e intelligenza artificiale separano uno per uno i capi restituiti, spesso stropicciati o appallottolati.

Sir Robotics, tra Modena e la Cina anche per gestire i carichi dell’e-commerce

L’e-commerce

Un banco di prova per gli umanoidi sarà l’e-commerce: un robot che prepara i pacchi. È più lento di una persona, ma resta una macchina: «Se in quel pacco devo mettere cinque pezzi, non sono né sei né quattro», spiega Tommaso Gualtieri, responsabile dei robot umanoidi di Sir. Poi la logistica interna: la preparazione dei pallet a fine linea, il prelievo notturno in magazzino dei pezzi per la produzione del giorno dopo e il giro di controllo delle macchine in officina, dove un operatore segue fino a venti postazioni.

Resta il nodo delle regole. Le norme attuali valgono per robot chiusi in una gabbia, reale o virtuale, mentre l’umanoide nasce per lavorare in ambienti non strutturati. In assenza di una disciplina specifica, Sir lo tratta come un robot tradizionale. Per metterlo al lavoro subito combina programmazione tradizionale e intelligenza artificiale. Il team dedicato conta tre persone in Italia, con altre due in arrivo, e otto in Cina.

Condividere.
Exit mobile version