Il nuovo reato di «partecipazione violenta alle manifestazioni» e 500 militari in più inviati a Milano per rafforzare l’ordine pubblico. Ma senza funzioni di polizia giudiziaria: potranno identificare i facinorosi, ma non arrestarli. L’alt del Colle ha bloccato quella che, secondo le anticipazioni della vigilia, doveva essere una delle principali novità del sesto decreto legge Sicurezza varato dal Governo Meloni, anche questo come i precedenti approvato sull’onda della cronaca.
Meloni: nuove misure contro «violenze inaccettabili»
«Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana, negozi saccheggiati vetrine distrutte, forze dell’ordine aggredite», ha sottolineato la premier. «Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare per questo oggi il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto con nuove misure per prevenire e contrastare queste violenze».
Il reato di partecipazione violenta ai cortei
Proprio Meloni ha annunciato che il decreto introduce il nuovo reato di «partecipazione violenta a una manifestazione»: è integrato quando, durante un corteo o una manifestazione, ci si unisce a un gruppo di cinque o più persone per devastare e mettere in pericolo la sicurezza degli altri ed è punito con la reclusione fino a cinque anni e una multa fino a 20mila euro di multa, con pene aumentate se il delitto è commesso a volto coperto.
Imputabilità minori fino a prova contraria
Come ha spiegato la premier, è transitato nel decreto il Ddl governativo che cambia i connotati dell’imputabilità penale per i minori, capovolgendo l’impianto valido fin qui: tra i 14 e i 18 anni i ragazzi saranno sempre imputabili, fino a prova contraria. «E il fermo preventivo che finora valeva solamente per gli adulti si potrà applicare anche ai minorenni», ha aggiunto.
Decreti ingiuntivi per pagare i danni
Con questo provvedimento applichiamo «un principio semplice: chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori», ha inoltre sottolineato Meloni. «Come funziona? Se il danno è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, il prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un’auto, il proprietario va dal giudice ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo». Ci si potrà opporre, naturalmente, «ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare e chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia, anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve».













