Le rinnovabili non partono. Le richieste ci sono e superano quota 600 ma la transizione energetica della Sardegna tarda prendere forma. Perché non solo non c’è ancora il metano ma i progetti per la realizzazione dei nuovi impianti eolici e fotovoltaici devono fare i conti con il blocco delle procedure. Ultimo in ordine di tempo lo stop a 30 iniziative per la realizzazione di impianti soggetti a valutazione di impatto ambientale nazionale“congelati” dalla Commissione nazionale di valutazione (a esprimere il parere contrario il ministero della cultura) e rimandati al Consiglio dei ministri che dovrà decidere dopo una ulteriore passaggio della Regione.
Nello specifico gli assessori dell’Industria, Ambiente ed Enti locali e Urbanistica dovranno incontrare le amministrazioni comunali in cui ricadono i progetti, che spaziano dalla costruzione di impianti eolici a quelli fotovoltaici o agrivoltaici. È l’ultimo tratto di un percorso a ostacoli. Perché a essere bloccati non ci sono solamente gli ultimi 30 rimandati alla decisione del Consiglio dei ministri ma molti altri progetti. In questo quadro restano appese centinaia di altre iniziative avviate negli anni precedenti. Questo perché le istanze, una volta presentata la richiesta di connessione a Terna devono passare poi al vaglio dei diversi livelli istituzionali a iniziare dai Comuni.
Al 31 marzo di quest’anno si contano, inviate a Terna, 637 pratiche di richiesta di connessione per un totale di 44,62 GW. Di queste 404 per 16,63 GW sono per il solare, 209 per 14,11 GW per eolico onshore, 23 per eolico offshore per 13,89 GW e una per l’idroelettrico. Non tutte le procedure, è fisiologico, andranno avanti fino alla realizzazione. Tuttavia quelle che intraprenderanno la strada per una eventuale costruzione dovranno poi fare i conti con i blocchi.
Eppure nell’ultima rilevazione di Terna (al 31 marzo) alla Sardegna mancano 461 MW per raggiungere l’obiettivo intermedio (da gennaio 2021 a marzo 2026) di nuova capacità rinnovabile installata stabilito dal dm Aree idonee. È la più in ritardo rispetto alle altre regioni, seguita da Calabria (-383 MW) e Toscana (-225 MW).
Il quadro che riguarda questi progetti in Sardegna è intricato. Il “caso rinnovabili” nella regione scoppia quando a Terna vengono presentate centinaia di richieste di connessione per interventi a terra (fotovoltaico e eolico) e a mare. Partono le mobilitazioni per «bloccare» il fenomeno. Nel frattempo cambia il governo della Regione e a Christian Solinas subentra la presidente Alessandra Todde. Tra i sostenitori del no, o meglio tra coloro che nel tempo avviano campagne contro i progetti per la realizzazione di impianti rinnovabili, ci sono movimenti che hanno sostenuto il centrosinistra, che a sua volta ha eletto la presidente. Il primo provvedimento del nuovo esecutivo, siamo nel 2024, anche sulla spinta emotiva della mobilitazione in corso, è quello della moratoria che congela tutti i progetti sino all’entrata in vigore della norma sulle aree idonee per l’installazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile. Nel frattempo, tranne i progetti avviati, le altre istanze vengono bloccate. Il Governo nazionale impugna però la norma. È il 2025 quando l’esecutivo regionale prima e il Consiglio regionale poi varano la norma sulle aree idonee, la cosiddetta legge 20. Vengono individuate le zone dove poter realizzare impianti per la produzione di energia verde: si passa dalle aree industriali degradate più altri siti, escludendo coste e zone tutelate. Tra le novità le garanzie con le polizze fideiussorie per il fine vita degli impianti. L’entrata in vigore della norma cancella la prima moratoria.







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