Storie Web sabato, Ottobre 10

La Giornata mondiale della salute mentale, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità il 10 ottobre, è l’occasione per promuove politiche sociosanitarie inclusive e accessibili a tutti, nonché per abbattere lo stigma. Quest’anno la giornata assume una rilevanza ancora più profonda attraverso il tema ufficiale “Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento”. Un focus che richiama le istituzioni e la comunità scientifica a un dovere preciso: porre la persona e il suo vissuto al centro dei percorsi di cura. Per l’Oms queste esperienze costituiscono una forma di conoscenza essenziale – complementare alle competenze professionali e scientifiche – che può contribuire a individuare criticità nell’accesso all’assistenza, ostacoli nei percorsi di cura e bisogni non adeguatamente riconosciuti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I dati dell’indagine Oms

Tuttavia, i dati del Who Mental Health Atlas 2024 dimostrano che c’è ancora molta strada da compiere per definire un approccio corretto alla salute mentale e favorire la partecipazione effettiva dei pazienti alla definizione delle politiche, alla progettazione dei servizi, alla loro attuazione e alla verifica dei risultati. Tra i Paesi che hanno risposto all’indagine, il 45% ha dichiarato di collaborare stabilmente con le associazioni dei pazienti, il 37% le ha coinvolte nella formazione degli operatori dell’assistenza sanitaria primaria, mentre il 59% ha riferito di aver sviluppato la legislazione sulla salute mentale attraverso processi di consultazione. La percentuale sale all’80% tra i Paesi dotati di una politica o di un piano nazionale per la salute mentale.

I dati evidenziano, dunque, la necessità di rafforzare forme di partecipazione continuative, capaci di incidere concretamente sulle decisioni.

I pazienti seguiti dai Dipartimenti di salute mentale

E in Italia? I pazienti seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) sono oltre 845mila con stime recenti che superano il milione considerando anche le cure private e i nuovi accessi, di cui circa il 56% donne. Una stima in crescita negli ultimi anni, soprattutto tra i giovani, che vede le tecnologie digitali tra i principali indiziati: secondo uno studio pubblicato su The Lancet, infatti, trascorrere più di due ore al giorno davanti agli schermi potrebbe essere associato, a livello globale, alla perdita di circa 2,8 milioni di anni di vita in buona salute a causa della depressione. Social come parte in causa ma anche specchio del disagio: nei primi sei mesi del 2026 si contano oltre 138mila post sulla salute mentale e la parola “ansia” è il termine dominante con circa 37mila citazioni, usata circa 13 volte in più rispetto a “depressione”.

Il trend non cambia allargando lo sguardo sull’intero pianeta. Dal 1990 al 2023, sempre secondo i dati riportati da The Lancet, le persone con problemi mentali sono quasi raddoppiate nel mondo, arrivando a 1,17 miliardi di casi. “Se dovessimo rapportare questo alla popolazione italiana – spiega il direttore del Dipartimento Salute mentale della Asl Rm2, Massimo Cozza – riguarderebbe circa 8 milioni di persone”. Molti di questi, però, non trovano risposta alla richiesta di assistenza, o la trovano pagando di tasca propria. Secondo il rapporto del ministero della Salute, nel 2024 i servizi pubblici hanno assistito 845.516 persone adulte, molte meno, quindi, dei potenziali interessati. E l’assistenza è anche mal distribuita. Un rapporto della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (Siep) confronta le Regioni attraverso 14 indicatori, tra cui la spesa pro capite: 37 euro l’anno in Campania e 115 a Bolzano, contro una media nazionale di 75.

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