Storie Web venerdì, Ottobre 9

La salute mentale non può essere confinata dentro i luoghi tradizionalmente deputati alla cura psichiatrica. Il disagio deve poter essere intercettato prima, più vicino ai luoghi di vita delle persone, costruendo percorsi capaci di accompagnarle verso il livello di assistenza più appropriato. Ma avvicinare la salute mentale al territorio non significa creare nuovi servizi separati. Significa, al contrario, mettere in relazione ciò che già esiste e ciò che il Servizio sanitario nazionale sta costruendo.

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È questa una delle sfide più importanti che abbiamo davanti. Il modello italiano nasce dalla Legge 180 del 1978 e da un principio di de istituzionalizzazione che oggi ritroviamo anche nelle indicazioni internazionali: la cura deve avvenire il più possibile nella comunità, attraverso servizi accessibili, integrati e centrati sulla persona.

Il territorio come opportunità

La nuova rete dell’assistenza territoriale può rappresentare da questo punto di vista una grande opportunità. Le Case di Comunità programmate in Italia sono 1.715. Al momento 781 hanno almeno un servizio attivo e, tra queste, 334, il 42,8%, dispongono di servizi di supporto per la salute mentale. Soltanto 66, tuttavia, risultano pienamente operative secondo gli standard previsti. Sono numeri che descrivono un sistema ancora in costruzione, ma indicano anche la direzione nella quale dobbiamo lavorare.

Questa rete non deve sostituirsi ai Dipartimenti di Salute Mentale e ai Centri di Salute Mentale, che restano il riferimento specialistico per la presa in carico. Deve integrarsi con essi, con la medicina generale, i Consultori Familiari e i servizi sociali, attraverso équipe multiprofessionali e collegamenti organizzativi chiari. In Italia vi sono circa 1.200 Csm. A regime, quando le Case di Comunità saranno tutte attivate, avremo quasi un Csm per ogni Casa di Comunità. Costruire un rapporto stabile tra queste strutture è dunque un obiettivo concretamente perseguibile.

I numeri

I numeri dei Dipartimenti mostrano quanto sia necessario. Nel 2024 sono state quasi 850 mila le persone assistite dai DSM e oltre 10 milioni le prestazioni erogate. Circa 275 mila sono stati nuovi ingressi nel corso dell’anno e, per 260 mila persone, si è trattato del primo contatto con i servizi di salute mentale nell’intera vita. Eppure l’81,7% delle prestazioni viene ancora effettuato nelle sedi dei servizi e soltanto l’8,3% a domicilio.

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